domenica 25 giugno 2017

Sì (un mondo in due lettere)

Sì. E’ appena una parola. E’ appena una sillaba. Appena questo. Ogni tanto mi viene da pensarci. Alla forza totalizzante di questa sillaba. Non è un forse, un può darsi, un magari potrei. Niente di questo. Un sì è un sì.

Vengono subito bruciati via tutti i territori intermedi. Solitamente, luogo di inquinanti.

C’è Chi avvertì autorevolmente, già da tempo, sulla pericolosità dei territori in mezzo, avvisando il vostro parlare sia sì sì no no.


Energeticamente, in termini fisici, un Sì è una cannonata. E’ un accordo di frequenze, un rinforzo di energia. Dico Sì, sono con te, vibro alla tua frequenza, assecondo un tuo progetto, una tua idea. Per un vero  la tua idea, il tuo progetto, ora sono anche i miei. La funziona d’onda si allarga, ora ci comprende entrambi. Non si sa più nemmeno da chi sia partita, non è più essenziale. Quello che è essenziale è vibrare insieme nel sì. Nel Sì siamo più uniti, siamo meno distanti, crediamo meno all’illusione di essere distanti.

Per un Sì diventiamo una cosa sola. A volte, un solo corpo.

C’è un Sì che fa piazza pulita dell’esitazione sterile, di voler essere qui ma anche lì, del sentire attrattiva ma anche paura. Un Sì che oltrepassa l’ostacolo della nostra stessa debolezza, un Sì che è più forte della persona che lo dice, che sorpassa, svapora i suoi stessi errori. Un Sì che non è cancellato da ogni errore, da ogni variazione, del momento dopo.

C’è un Sì che immette nel fluire del cosmo, che travalica l’esistenza fisica. La trasfigura, la travalica. La inonda di senso.

Perciò ricordati quello che è stato detto prima: il «sì» a questo punto rallegra la vita. Il «sì» a Gesù ha rallegrato Simone. (Luigi Giussani)

Ci sono immensità di diversi Sì possibili. Costellazioni di universi. Te ne accorgi, lo vedi, lo sai: ogni Sì genera una panoplia di stelle, nel tuo cielo. Non che il Sì sia la tua unica opzione. Anzi. Vive proprio della libertà di fare diversamente, vive del fatto elettrizzante di essere libero. Tu sei libero. Dici Sì ed è meraviglioso perché potrebbe essere diversamente, potresti dire, chessò, potresti aver detto il contrario, dirmi il contrario, dirmi diversamente. Dire no.

Pensare al Sì muove continuamente su diversi stati, su diversi strati, su cose apparentemente lontane, in realtà vicinissime. Un Sì unisce sempre. Un Sì è musicale, intimamente inestricabilmente musicale. La musica è un Sì, l’arte è un Sì. Il più bel nome che è stato scelto per un gruppo musicale, il più bel nome più bello di tutti quelli che ci sono e ci saranno, è esattamente Sì. Se vogliamo, Yes.



Sì è ogni progetto, ogni sogno, ogni seme, non preventivamente smorzato, abbassato a terra, abortito, fermato, interrotto. E’ la dimensione artistica dell’esistenza, il Sì. E’ la parola alla quale approda, dopo un lungo tormentato viaggio, l’Ulisse moderno, l’Ulisse di James Joyce. Il romanzo culmine, riassunto, superamento di tutti i romanzi. In un finale di una bellezza strepitosa, ardimentosa, felicemente impressionante, totalmente commovente, prepotentemente intimamente femminile.

… poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora / sì allora mi chiese se io volevo / sì dire di sì / mio fior di montagna / e per prima cosa gli misi le braccia intorno / sì e me lo tirai addosso / in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato / sì e il suo cuore batteva come impazzito / e sì dissi / sì voglio / sì.

Il Sì a sé stessi, come si è, esattamente come si è, è il perno focale di ogni cammino spirituale, di ogni vero percorso: quel difficilissimo Sì e sempre più essenziale, sempre più necessario. Un Sì a cui dobbiamo essere educati, sempre di più.

Il Sì non si ferma ad un discorso, non si circoscrive, non si descrive. Sempre rimarrà fuori qualcosa, sì.

Anche da qui. Sì, anche da qui.