lunedì 14 settembre 2015

Diario di bordo

Scoprire, e riscoprire. Scoprire territori nuovi, muoversi in acque inesplorate. In ogni senso. Capire istantaneamente che c'è di più di quanto sei abituato a vedere, che l'universo osservabile è davvero molto, molto più ampio di quanto ormai pensavi. Di quanto ti eri abituato a pensare, per colpevole pigrizia. Ma è semplice, del resto. Basta solo che ti metti in gioco, che torni a fare il tuo mestiere, in pratica: che torni davvero ad “osservare”.

E l'universo se ne accorge, ti vede. Così ti trovi nei mari della Turchia, con cinque ragazzi ai quali racconti la storia delle stelle e dello spazio, per come le sai. E pian piano ti accorgi di una cosa così strana, così profonda, che supera l'ampiezza possibile di ogni mare, di ogni oceano che puoi fisicamente percorrere. Ti accorgi che in realtà, attraverso diagrammi ed equazioni, stai raccontando la tua storia. Perché, inevitabilmente, non puoi che fare questo, non puoi che raccontare, sempre e comunque, la tua storia.


E le domande che i ragazzi ti rivolgono - tu lo capisci - inevitabilmente, quasi impudicamente, rimbalzano la loro, di storia. Te la svelano davanti agli occhi, sorpassando ogni eventuale reticenza. E le domande in pochi attimi superano il contesto scientifico e affiora il cuore: ma tu lavori, cosa fai, in cosa credi. In pratica, dove riponi la tua consistenza: domanda che fa tremare i polsi e che esige una risposta sincera, davvero da cuore a cuore. Dove rimetti in gioco te stesso.


Allora non è che appena svolgi un ciclo di lezioni in barca, cosa di per sé già molto intrigante. No, è assolutamente di più. È un confronto di storie in cui ti immergi, una collisione virtuosa di diverse umanità. Una riposta deflagrazione cosmica, la cui energia prodotta è un arricchimento comune, quel di più di umanità che ti porti a casa, la più preziosa fra le ricchezze. Del resto, l'unica che vale. Per questo ti dico grazie, Mediterranea. Perché venuto qui per insegnare, ho in realtà imparato tanto. Per certo, molto di più di quanto avrei potuto prevedere.


(Scritto su Mediterranea nel pomeriggio del 4 settembre, Canakkale, Turchia)