venerdì 14 agosto 2015

Propositi per il nuovo anno

No, no, state tranquilli. Non è che mi si è mischiato il blog ed è spuntato in superficie un post dello scorso capodanno, o addirittura è stato pubblicato per sbaglio un post già programmato per la fine del 2015 (programmazione così estesa, d’altra parte, essendo alquanto improbabile in questo mio spazio).

Insomma, niente di tutto questo. E’ che per me il vero punto di svolta, il vero momento - se ce ne deve essere uno - in cui ci si può utilmente permettere di guardare ai dodici mesi passati, fare consuntivi, elaborare correzioni di rotta (almeno, tentativamente), è questo. I giorni intorno a Ferragosto, appunto.

Io proporrei una leggera riforma del calendario. Una cosa da niente, diciamo: l’anno nuovo inizia il 15 di agosto. 


Se cielo e terra fossero più in contatto di quanto pensiamo di solito…?

In piena estate, appunto. Ovvero, l’unico momento in cui - se sei fortunato - la pressione delle cose da fare e di compiti da terminare di fare è un pochino allentata. In cui sei, magari, un attimo fuori dalla tua stessa vita, quel tanto che basta da darne un giudizio spassionato (o quasi). O perlomeno, a coltivare l’auspicio di un esame più distaccato del solito. Vi dico: a me viene bene in questi momenti. Non certo dopo Natale che sei già, comunque, ricatturato dalle cose in cui tu stesso hai scelto di metterti, cose che poi normalmente si autoalimentano, vanno avanti in splendida autonomia senza chiederti -magari - se sei ancora d’accordo.

In questo giorno in cui chi crede celebra la assunzione al cielo di Maria (carne ed ossa, ragazzi: niente di spiritualistico, tutte cose molto concrete, come sempre nel cristianesimo), lei che secondo Dante, è “di speranza fontana vivace(espressione che piaceva moltissimo a Don Giussani), possa essere facilitato il mio compito nel guardare alla vita trascorsa finora con più speranza e meno pessimismo  di tante altre occasioni.

Ecco. Al di là degli errori commessi, degli sbagli, per me emerge - adesso - una domanda più sostanziale. Se ho amato abbastanza, se mi sono amato abbastanza, se ho vissuto le cose  con la dolcezza e la pazienza necessaria alla mia crescita. Se mi sono permesso davvero di credere, come dice Eraclito, che l’armonia nascosta è molto più potente dell’armonia manifesta. Se mi sono permesso di credere che c’è realmente molto altro oltre l'aspro determinismo con cui la mia parte egoica continua a voler vedere l’Universo. Se mi sono permesso di credere che, per il mio cuore, per la mai carne, quello che non si vede conta molto di più di quello che si vede. Se mi sono concesso - anche -  di essere fallibile, se ho iniziato a guardare con compassione i miei fallimenti, le mie frequenti cadute. Se ci ho parlato, con loro. Se ci ho dialogato, le ho ascoltate, ho permesso loro di esistere, se ho fatto loro spazio. 

Lo so, loro vogliono essere ascoltate, hanno qualcosa da dirmi. Reprimerle vuol dire farle incattivire, perché poi invece di sussurrare, dovranno urlare, esasperate perché io non le ascolto, mi turo le orecchie. E invece, intuisco, loro hanno un messaggio, un messaggio importante per la mia vita.

Per come la vita può riprendere, diversa e magari migliore, il prossimo anno (cioè da adesso, secondo il mio calendario interno e, per ora, personale).

E per come, in verità, può riprendere ogni giorno. Ogni istante. 

Perché la decisione per l’esistenza e per la sua indomita positività è di ogni istante. E’ rinnovata ogni momento.

A pensarci, non serve nemmeno un capodanno ad agosto, grazie a Dio.

Serve la consapevolezza di avere comunque un appoggio, di essere amati comunque. Sì, anche lassù.

giovedì 13 agosto 2015

Sepolcro

E’ una parola abbastanza imbarazzante. Non è di quelle che si producono abitualmente in società, potremmo dire. Eppure mi chiedo se uno possa desiderare di più. Se uno onestamente, sinceramente, possa desiderare più di questo. 

Orbene, è certo che molta gente oggi è scettica. E’ disincantata, è cinica. 

Qui non verrei azzardarmi in una ennesima analisi sulla crisi della fede, oggi. Per certo, non ho le competenze e la profondità necessaria, mi manca l’ampiezza di vedute e la conoscenza storica. Vorrei rivoltare la cosa come un calzino, invece.



Perché bisogna avere il coraggio di scoprirsi. Di scoprire i propri desideri, senza censuarli anzitempo. Senza ammazzarli, avvelenarli nelle solite obiezioni. Delle quali dico subito che la peggiore, in termini di danno psichico, è certamente quel è troppo bello per essere vero.

Ecco. Onestamente, io non so quanti danni abbia fatto, nel tempo, una frase di tal genere. Cosa rivela? Un pessimismo di fondo di portata cosmica, una rinuncia preventiva all’azione, alla vera speranza. Al desiderio di cose grandi. 

Prendendo questa frase terribile sul serio, ecco, uno non si muove più. 

Poi, oltre questo, come scienziato mi fa anche girare un po’ le scatole, per la sua palese illogicità. Di cui, sembra, la gente non si accorge. Lo confesso, in questo casi viene fuori il polemista dentro di me. Ma che vuol dire che è troppo bello? Perché “troppo”? Troppo rispetto a che, per esempio? Alla nostra immaginazione asfittica? Al nostro malinteso senso di essere adulti, con i piedi per terra? Alla nostra disperata paura di sognare? 

Se ad esempio faccio l’esercizio di pensare al sepolcro, alla possibilità che qualcuno ne venga fuori in carne ed ossa, al fatto che magari Qualcuno lo ha già fatto, scopro che ho paura di lasciarmi andare a crederlo davvero. Con tutto che (ogni tanto) mi dico “cristiano”, se arrivo a questo fatto, al nucleo pulsante delle faccende della mia fede, quel nucleo senza il quale tutto crolla (tutto! Che tentativo triste quello di tenere su la cultura, i "valori cristiani", senza questo nucleo pulsante, senza questo “scandalo”), mi prende paura.

Una paura strana. 

Ma se buco un attimo la paura, ci passo oltre, scopro anche che è la cosa che desidererei di più. Che desidero di più. Che questo sia, appena, vero. Perché anche se sono cristiano, c’è come un pensiero in background, una formulazione di pensiero, un ambiente di pensiero, che mi ripete continuamente lascia perdere è troppo bello, lascia perdere… 

Ma il desiderio che sia vero c’è. Accidenti. Gli altri desideri che mi attanagliano, che mi tormentano, al confronto non sono nulla. Perché se fosse vero questo metterebbe veramente tutto in un’altra luce. Le gioie sarebbero ancor più gioie. Perfino le peggiori sofferenze potrebbero venire un po’ attenuate.

Quindi, è un po' come se tutta la vita potesse essere interpretata - e nuovamente reinterpretata, ad ogni istante - nell'atteggiamento che abbiamo davanti a questo. Ad un sepolcro. Se è la fine di tutto o una scommessa pazzesca e totalmente fuori scala, per un nuovo inizio. Per un inizio senza fine. 

Capisco che siamo strani, in un certo senso. Ma forse è la portata della cosa, che ci fa un po' paura. Ma di fatto è questo, è così. Siamo capaci di disquisire per ore su quanto ha detto un parroco di campagna, magari finito inavvertitamente sui media per qualche dichiarazione improvvida. Grande interesse hanno in ogni ambiente le discussioni sulle prescrizioni della Chiesa, soprattutto in ambito di morale sessuale. Ancora, la coerenza (o più spesso, la sua mancanza) di tal porporato od ecclesiastico riveste sempre una decisa attenzione e normalmente genera sapidi commenti.

Niente da dire, in fondo. Però, capitemi. Ho la sensazione, trovandomi spesso coinvolto in queste discussioni ("Ah, tu che sei cristiano, che ne pensi del fatto X [dove X = beni della Chiesa, controllo delle nascite e fame nel mondo e/o AIDS, ICI per gli istituti religiosi, etc…], del comportamento del cardinal Y, delle recenti dichiarazioni del Vaticano in materia di XYZ…") ho la sensazione, non dico che siano giuste o sbagliate, non appena questo. No, ho la sensazione, come dire, che ci si stia concentrando accanitamente su dei particolari molto periferici, per trascurare l'essenziale. Cioè cosa è veramente, empiricamente, storicamente successo in quel sepolcro, un paio di millenni fa.

Che poi diciamolo, se in quel sepolcro non fosse successo nulla di particolare, ogni altra preoccupazione sui pronunciamenti di questo o quello, su cosa dice la Chiesa in materia di questo o quell'altro (perfino sull'accesso ai sacramenti per i divorziati, per dire), sarebbero totalmente inutili. Fiato sprecato. Perché non avrebbe senso niente, non avrebbe senso la Chiesa, i preti, i vescovi, i cardinali. Il Papa.

Se quello fosse stato appena un normale sepolcro, di una persona magari storicamente importantissima, magari un grande dell'umanità, ma insomma, sempre dopotutto un normale sepolcro, ebbene, non avrebbe senso nulla, di quello che stiamo trattando.

Come dice la canzone di J. Breil…

Ditemi se è vero,
Se è vero tutto quello che hanno scritto Luca, Matteo
E gli altri due,
Ditemi se è vero,
Se è vero il portento delle Nozze di Cana
E il portento di Lazzaro

Se fosse vero tutto questo
io direi sì
Oh certamente direi sì
Perché è così bello tutto questo
Quando si crede che è vero


Mi rendo conto, che siamo capaci di passare una intera vita (e se potessimo, anche di più) nel ragionare - per dire - su torti e meriti della Chiesa, senza osare arrivare al fondo della questione, al fondo pulsante. Se lì è avvenuto qualcosa, qualcosa di strabiliante, oppure no.

Il senso di ogni istante, di ogni minuto, viene investito dalla nostra decisione in merito. Luigi Giussani parlava, giustamente, di decisione per l'esistenza.

Il fulcro è quello. Se davanti ad un dolore, ad una sofferenza -  ma anche davanti al vuoto che tante volte si affaccia nella nostra vita, possiamo avere il conforto di una Presenza, vivente, vicino. 

Insomma, qualsiasi posizione possiamo avere, il punto cruciale è quello della canzone citata: ditemi se è vero

Il resto son davvero conseguenze, molto molto più a valle.