domenica 5 aprile 2015

Pasqua, una rinascita

Oggi preferisco lasciare da parte le mie parole, e lasciar parlare qualcuno dei miei maestri, delle persone che, prima ancora di indicarmi una via, mi rassicurano continuamente e dolcemente sul fatto che esiste una via. 

Perché questo fa tutta la differenza del mondo. 



La via può essere lunga, tortuosa, ripida, sdrucciolevole quanto si vuole. Si può cadere mille, diecimila volte al giorno. Ma nessuna caduta è vera obiezione al fatto che la via c'è, esiste. In fondo, al mio cuore non interessa troppo indagare la lunghezza della strada, interessa soltanto sapere che c'è. 

Non è una conoscenza intellettuale. 

Nessuna conoscenza intellettuale potrà mai scaldarlo, il mio cuore. Ormai lo so. Quello che cerca, che ogni tanto già timidamente avverte, è il dolce riverbero di una conoscenza affettiva. Credo che la risposta definitiva alle paure (soprattutto quella terribile di morire, di disperdersi, di svanire - da cui figliano le altre) non possa essere intellettuale, ma debba infatti essere di tutt'altra pasta, debba essere un amore.

Dal sentirsi amati - soltanto da qui - potrà partire la vera rivoluzione. 
...oggi il moto rivoluzionario torna ad essere il dinamismo della storia, purificandosi da tutte le distorsioni moderne, e ricollegandosi alla radice della più radicale di tutte le Rivoluzioni, quella per davvero permanente, quella che sta rovesciando da 2000 anni tutti i potenti dai loro troni imbrattati di sangue, e che i cristiani celebrano come la Pasqua.  
Marco Guzzi (poeta, filosofo, creatore dei gruppi Darsi Pace)
E niente è fissato, fermo. Tutto può cambiare. 
Dal giorno in cui Pietro e Giovanni corsero al sepolcro vuoto e poi Lo videro risorto e vivo in mezzo a loro, tutto si può cambiare. Da allora e per sempre un uomo può cambiare, può vivere, può rivivere. 
Luigi Giussani
E i dubbi, terribili, tremendi. I dubbi che inchiodano. Ebbene, quelli non vinceranno!
...la realtà, insieme al cuore, è la nostra grande alleata. Alleata contro noi stessi quando ci lasciamo prendere dalle nostre paturnie e dalle nostre paure. Per fortuna la realtà è testarda. Ed è più reale dei nostri dubbi. Si impone nelle nostre giornate –qualunque sia il nostro stato d’animo − senza chiederci il permesso. Lo vediamo quando ne sentiamo tutta l’attrattiva imbattendoci in un volto amato. Per questo, negare la sua evidenza è da pazzi. Negarla è come negare se stessi.
Juliàn Carron (presidene della Fraternità di Comunione e Liberazione)
E la Risurrezione ha un riverbero immediato, si può mappare in un personalissimo percorso..
Risurrezione è liberarsi dalle catene (psichiche) e vivere senza blocchi (interiori)
Anselm Grun
Fino a percepire che la strada che mi si profila davanti, che è bello percorrere, è anche e sopratutto  (come ogni vera avventura) una strada che corre verso l'interno di me. Il Mistero allora mi si fa vicino per offrirmi aiuto, nel viaggio affascinante della scoperta di me stesso. La strada per la quale io - credente o non credente (o più realisticamente, oscillante tra questi stati) - possa tornare ad essere semplicemente ciò che devo essere, un uomo.
Ciò che la natura richiede al melo è che produca mele e al pero che produca pere. Da me la natura vuole che io sia semplicemente un uomo, ma un uomo cosciente di ciò che è e di ciò che fa. Dio cerca nell’uomo la coscienza. È questa la verità della nascita e della resurrezione di Cristo dentro di noi. Quando sempre più uomini pensanti arriveranno a questa verità, quella sarà la rinascita spirituale del mondo. Cristo, il Logos: cioè a dire, la mente, l’intelligenza, che risplende nella tenebra. Cristo rappresentò una nuova verità sull’uomo 
Carl Gustav Jung

Tanti auguri di Buona Pasqua.

Tanti auguri di un paziente e sereno ricominciamento.

sabato 4 aprile 2015

Silenzio

Ciò che mi avvince di più di questi due giorni che precedono la Pasqua, è che sono i giorni del silenzio. Il silenzio è spettacolare, per me. Semplicemente spettacolare. Più vado avanti nella vita più sento che il silenzio è uno spettacolo. Più cresco più avverto il silenzio come confacente al cuore.

E' proprio strano. A volte ciò che mi fa più paura e ciò che mi fa bene coincide, viene a sovrapporsi. Il silenzio è una di queste cose. Sì il silenzio fa paura, siamo abituati a temerlo. Nel flusso continuo di informazioni che proviene dai media, non c'è ormai più niente che possa preoccupare davvero, che possa imbarazzare, che possa agitare. Tutto quello che fluisce in televisione, in radio, su Internet, viene immediatamente scansato, sovrastato da quello che passa un momento dopo. Tutto si dimentica, ogni scandalo, ogni eccesso, ogni apparente trasgressione. Tutto.



Tutto, certo, tranne il silenzio. 

L'unica regola, lo sappiamo, è che il flusso non si può interrompere. The show must go on. Questo è l'unico vero problema, l'unico vero scandalo. Il resto passa. Il resto è spesso tristemente funzionale al mantenimento dello status quo, anche quando si ammanta di pretese sovversive o rivoluzionarie.

Dico ciò, sia chiaro,  non per indulgere nella critica della cattiveria dei tempi, perché questi sono tempi per molti versi immensamente migliori di tante altre epoche, e di questo dobbiamo essere grati. Lo dico piuttosto come tentativo di uno sguardo onesto sulla realtà, uno sguardo amichevole ma onesto.

Perché mi rendo conto che nell'epoca attuale l'unico scandalo è il silenzio. L'unica cosa completamente altra rispetto alla trama ordinaria della comunicazione globale. Nell'epoca della globalizzazione informatica, la rivoluzione è l'assenza di segnale, il silenzio.

Tolta la pressione esterna, può avvenire il riequilibrio. Interrotta la bulimia informativa, quella che trattiene inesorabilmente in superficie, riparte quasi spontaneamente la connessione con strati più profondi.

Avviene, riprende almeno come possibilità, il lavoro interiore, l'ascolto di sé, la ricerca di senso. Pervade il cuore la dolce possibilità di un ricominciamento. Quel lavoro su di sè che davvero rende giovane l'anima, accende qualcosa che palpita e riscalda da dentro, profondo e robusto.

Qualcosa di fragile, fragilissimo, che va coltivato amorevolmente, perché anche un poco di questo lavoro umile, questo affondare le mani nel (proprio) terreno, subito ripaga. Così ci si può accorgere che il silenzio, l'attesa, riverbera la possibilità inesausta di fare pace con sé stessi, di darsi pace.

Che poi è l'unico vero importante lavoro della nostra vita. Questo paziente lavoro sull'anima - più di tanti proclami e roboanti risoluzioni - è quello che davvero può cambiare la vita, può innescare la vera, unica rivoluzione.

Può veramente assumere un riverbero pasquale, può veramente rimetterci in vita. 

Questo post rappresenta il mio secondo contributo al sito Darsi Pace.