domenica 20 ottobre 2013

Istante

E' nell'istante che si gioca tutto, sempre. E' tutto lì. La mente vaga e si intossica nelle considerazioni cicliche sul passato, sul futuro. Tornare al presente è sempre liberante, è sempre - davvero - una liberazione. E' stare dove succedono le cose.

Nel passato o nel futuro non succedono le cose, sono posti dove non succede mai niente. Sono come proiezioni mentali cristallizzate, in un certo senso. E' nel presente, nell'istante, che le cose succedono. E' lì che voglio rientrare, appena riesco, ogni volta che riesco. Se non riesco - come tante volte non riesco - non fa niente. Perché la porta è sempre aperta, la possibilità esiste sempre. Esiste sempre fino alla fine. Di finire la serie di fughe indietro e avanti, e rientrare con piena coscienza nell'attimo che stiamo vivendo. Nel momento, qui ed ora.

Pensavo oggi che la cosa importante, essenziale, è vivere la giornata concentrati su questa. Come fosse una piccola e conclusa opera d'arte, come se concentrandosi su di essa - isolandola da ciò che è stato e ciò che sarà - possiamo finalmente lavorare su una tela di dimensioni adeguate. Possiamo ricominciare ad essere artisti della nostra esistenza.

Tutto accade ora, ogni bellezza è di adesso...

Ecco. Che poi artisti non vuol dire, a mio avviso, far tutto bene. Un artista non è che non sbaglia (chi è che non sbaglia poi?) ma chi è aperto, chi si mostra vulnerabile in modo da presentare un lato di approccio, un'aggancio con il quale relazionarci a lui. Chi si mostra autosufficiente e completamente equilibrato non ha feritoie, punti di approdo, rimane un'isola totalmente inapprocciabile: è isolato. Come tale, è uno per cui quello che accade ha perso importanza: probabilmente è troppo preso dalla perpetuazione faticosa dei suoi meccanismi mentali, per stare al presente.

Sarò io, ma come cerco di lavorare su intervalli di tempo più ampi della giornata mi schiaccio a terra da solo (sono bravissimo in questo). Sono bloccato, fermo. Non respiro più. Mi atterrisce l'analisi sfibrante di cosa può essere e non può essere, di cosa devo fare per star meglio, di cosa veramente ho bisogno per guarire.

Anche guarire, anche cambiare, avviene meglio se smetto di proiettarmi ansiosamente in un futuro ipotetico in cui avrò risolto questo e quello, avrò ottenuto questa cosa o quest'altra, sarò migliore sarò... così drammaticamente arrivato che se ci penso con coscienza mi spavento. 

Che bello invece tornare a guardare questa giornata per quello che è, per cosa mi sta dando adesso. La luce serena del parco del primo pomeriggio, il bel pranzo di oggi, un articolo stimolante trovato sul giornale..

Guardare le piccole cose ora, come mi passano davanti agli occhi. Scartare tutti i pensieri complicati sul futuro, allontanarli dolcemente ogni volta che mi vengono a trovare. Amare mia moglie adesso, amare adesso i miei figli, senza preoccuparmi di come e quanto la amerò domani, di quanto sarò capace di voler bene. Così, solo così riesco ad aprirmi alla novità, stando al presente.

Perchè dire "Ti voglio bene", sarà sempre qualcosa di assolutamente nuovo, assolutamente unico, che non è frutto di alcun antecendente, di alcun meccanismo (Julian Carron) 

Tornare al presente è ritornare a respirare. Perché ogni cosa accade soltanto nel presente, perché è il presente l'interfaccia tra la mia interiorità e l'universo intorno. Tra me e i più lontani quasar, tra me e le popolazioni dell'australia, tra me e ogni uomo e donna che magari neanche conosco, tra me e te che leggi, ora. Tutto passa attraverso questa fragile, sottile ma decisiva interfaccia.

La vita è questo dialogo costante del Mistero che attraverso le cose che accadono ci provoca, ci chiama (Carron)

Quindi è sempre adesso il luogo di questo dialogo. Ed è sempre possibile, è un invito che sempre posso raccogliere. In qualsiasi condizione mi trovi, posso rientrare nel presente, ricominciare a respirare, ad amare, ad essere uomo.




lunedì 14 ottobre 2013

Lettura del quotidiano

- Insomma, ma quando torna? Io mi sto annoiando, senza niente da leggere...
- Calma, calma. In fondo è uscito da un quarto d'ora appena...
- Ma che doveva fare? Perché ci mette così tanto? Il giornalaio è qui sotto!
- Vuoi vedere che si è fermato al BAR?
- Al bar, a fare che?
- A prendersi un cappuccino e cornetto, te lo dico io! E figurati poi se a noi ci porta niente!
- Ma no, come potrebbe? Lui pensa ancora che siamo pupazzi inanimati...
- Eccolo, ho sentito la porta! Zitti zitti, fermi!  Se siamo fortunati, tra poco lascia il giornale qui in stanza...


domenica 6 ottobre 2013

Posso grattarvi la schiena?

Oggi è stata la volta di And I'll Scratch Yours. Che sarebbe, insomma, Vi gratterò la schiena. Ultimo disco di Peter Gabriel, appena uscito.

Cioè.

Come mi faceva notare mio figlio, non è proprio un disco di Peter Gabriel. Il fatto è questo: lui se ne esce con una serie di canzoni nelle quali... non avrebbe proprio fatto nulla! Niente altro che raccogliere e selezionare delle cover per i suoi brani più famosi. Non è da tutti uscire con un album... senza dover avere la preoccupazioni di scrivere una nota.

"Inquietante" fin dalla copertina... ;-)
Così anche sul web leggo commenti di gente (giustamente?) un po' indignata, del resto come accadeva con la prima parte del progetto, quell'iniziale Scratch my Back, quella sbarazzina proposta Grattami la Schiena in cui Peter si esercitava in cover di altri artisti. Gente che diceva e dice (giustamente?) ma quand'è che ti metti a fare nuove canzoni, Peter?

Diciamolo subito. Per me Peter Gabriel è uno che la musica la sa scrivere. E la sa scrivere molto bene. E soprattutto, scrive quella musica che io voglio ascoltare (il resto della musica non mi interessa). E' uno che mi riesce ad inviare dei segnali davanti ai quali posso andare oltre la semplice percezione estetica di un bello: sono segnali che il mio cuore riconosce e interpreta come particolarmente appropriati e favorevoli a quella comprensione (direi) metafisica del cosmo così sfuggente a parole, così esulante da ogni articolazione verbale, e tuttavia così necessaria. Insomma, il potere dell'arte, possiamo dire. Quelle cose per cui uno - non si sa come - si sente più amico del mondo e di se stesso.

Con tutto ciò ero perplesso anch'io. Ennesima operazione commerciale? Furba trovata di un artista che vive della sua pur meritata fama senza però proporre qualcosa di suo?

L'ascolto dei preview in iTunes mi ha comunque convinto ad acquistarlo. C'era qualcosa... Stamattina l'ho portato alla prova del fuoco, l'ho fatto fluire negli auricolari dell'iPhone mentre correvo al parco. E mi sono deciso. Io amo questo disco. 

Intanto vi sono artisti del calibro di David Birne, Brian Eno, Lou Red, Paul Simon. Ma fosse solo questo, non sarebbe ancora abbastanza. 

venerdì 4 ottobre 2013

Lampedusa 3.10.2013

Cosa possiamo fare adesso? Ognuno ha il suo lavoro, ognuno se guarda dentro di sé lo sa bene quello che deve fare.

Quello che ha sempre rimandato, posticipato. 

Quello a cui viene chiamato dal suo cuore. La vita è preziosa, la vita non è casuale.

Non si vive tanto per vivere. La vita ci è data per un compito. Per una vocazione. 

Fosse anche spostarsi dal letto al bagno, poi di nuovo al letto - per una persona malata. Fosse anche "solo" questo. O scrivere il romanzo del millennio, determinare una nuova teoria degli astri. O accogliere la propria depressione, la propria ansia, fare pace con se stessi. Per una volta, amarsi. Smettere di voler essere diversi. Secondo me è uguale, uguale. Accettarlo è tutto, accettarlo è rendere più luminoso l'universo. Il resto sono chiacchiere.

Smettiamo di perdere tempo. Accettiamo noi stessi, assecondiamo la nostra chiamata.

Il lavoro per me è questo. E' il lavoro di sempre, ma con una urgenza nuova. Lo devo a me stesso, lo devo a tutta quella povera gente che solo pensare siano ora abbracciati dalla Bontà infinita, da Qualcuno che vuole loro bene alla follia e li stringe e li bacia e li accudisce può salvare la mia mente dallo sperdermi nell'angoscia della totale mancanza di senso.

Accettare me stesso, così come sono. Ascoltare il cuore e seguirlo.

Quello che invece non accetto - non vorrei più accettare - è il nichilismo elegante, quello che oggi proprio non sopporto è il nonsenso divertito di tante conversazioni, di tanti giorni. Questa cosa terribile di cui io stesso sono impregnato. No. Davanti a questo devo urlare la vita ha senso, la vita è buona. Proprio perché non capisco. Devo urlare, con la mia povera, povera voce, devo implorare il respiro della vita.