martedì 25 dicembre 2012

Vuol dire nascita

Mi è venuto in mente l'altro giorno, mentre accompagnavo Paola in giro per negozi. Sì, perché non scrivere un racconto per Natale? Beh c'erano davanti appena un paio di giorni, avrei dovuto mettermi al lavoro subito. Ma cosa scrivere? Di una cosa ero sicuro, non volevo affrontare il Natale in senso diretto, enunciativo. Volevo come toccarlo di striscio, come sorprendere una sua intersezione nella vita ordinaria.

Natale
Crediti: Marina Salomone su Flickr

Perdonatemi, ma lo dico: in un certo senso mi sembra vi siano in giro troppe parole, sul Natale. Come cristiano avverto un disagio, come un rischio che le parole scorrano in una strada bella larga ma superficiale, senza il "rischio" che possano entrare dentro a muovere qualcosa, senza che inducano all'avventura del significato. 

Come disse Luigi Giussani nel 1987, "ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale o culturale dell’annuncio. L’uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la vita loro è cambiata. È un impatto umano che può scuotere l’uomo di oggi: un avvenimento che sia eco dell’avvenimento iniziale, quando Gesù alzò gli occhi e disse: “Zaccheo, scendi subito, vengo a casa tua”

Allora volevo manifestare questo, come qualcosa che accade quasi di nascosto. Qualcosa che è per tutti, indipendentemente da quello che uno crede o spera, perché sempre può essere sorpreso. Anzi spesso chi si figura di essere a posto dal punto di vista spirituale (come se fosse una questione di avere una tessera, e non fosse la vertigine dell'apertura del cuore!) è proprio l'ultimo disposto a farsi sorprendere.

Così il Natale credo ci sia nel mio racconto, come apertura e possibilità. Lo lascio alla vostra lettura,  insieme con i miei auguri: spero che vi piaccia e vogliate accettarlo come il mio piccolo regalo per il Santo Natale 2012.



Vuol dire nascita.

Alla vigilia di Natale era tutto per aria, completamente in aria. Carla era andata, stavolta lo aveva fatto davvero. Un punto all’orizzonte che non si sarebbe più avvicinato, mai più. Una serie di consuetudini strappate via, di contatti brutalmente interrotti. Con una decisione che brucia via ogni attesa, elude ogni eventuale ritorno.

Era la mattina del ventiquattro e Alessandro non aveva risorse diverse dal guardare il tempo fluire via, senza poter intervenire... (leggi tutto il racconto)