lunedì 30 luglio 2012

La pulce che ti rubò l'ombra...

A volte sono troppo pigro perfino per cambiare CD. Il che se ci penso può anche essere un bene. Mi trovavo ieri mattina (in macchina lungo l'Altopiano delle Rocche) a riascoltare un brano che ormai avrò sentito un numero incredibile di volte, una di quelle canzoni con cui praticamente sono cresciuto (considerato che il disco è del 1977...). Perché io non proceda troppo chiuso - direbbe il sommo poeta - specifico che sto parlando de La pulce d'acqua, di Angelo Branduardi. Spesso ascoltavo semplicemente la musica, o seguivo gli arrangiamenti delle varie strofe - sempre diversi - lasciando scorrere le parole come fossero una bella favoletta, quasi  un testo per bambini, senza farci troppa attenzione. Mi sa che sbagliavo. Il fatto che Branduardi piace molto ai bambini d'altra parte dovrebbe convincerci subito di quanto sia serio.

E infatti. Infatti mi perdevo qualcosa. Ieri mattina l'ascolto mi ha spalancato il cervello, di colpo. Un sacco di cose che avevo letto e digerito negli ultimi tempi si sono improvvisamente collegate al testo, illuminandolo. Perché è un testo apparentemente semplice, ma profondo. O perlomeno, è un testo che non ti lega ad un livello di comprensione, ma permette anche che tu scenda in picchiata giù dentro le parole, fino a trovare dei concetti veramente nutrienti. E sempre attuali, perché riguardano la posizione dell'uomo al cospetto dell'esistenza, del reale.

Leggo che il testo si ispira ai miti degli indiani d'america, ma in quanto espongo non seguirò questa strada, certamente valida (di solito il mito ha a che fare con faccende umane interessanti e sempre attuali), ma darò voce alle considerazioni che mi sono venute in mente ascoltando il brano.

giovedì 26 luglio 2012

OS X 10.8

Ebbene sì. Sono un macchista. E da stamattina sto aggiornando. Prima il desktop del lavoro, poi il portatile. Mi manca l'iMac casalingo, ma seguirà a breve. Devo dire che l'aggiornamento a OS X 10.8 Mountain Lion non mi ha dato problemi, e mi sta anche piacendo l'ambiente desktop con il nuovo centro notifiche, l'abbinamento più convinto con i servizi iCloud, il browser Safari rinnovato (probabilmente con più di qualche prestito da Google Chrome).

Il leone di montagna, grazie al cielo, non è esoso...

Mi piace soprattutto che per aggiornare uno non sia costretto a spendere grosse cifre (15,99 euro mi pare più che accettabile), e mi piace ancora di più il fatto che si debba pagare una volta sola per aggiornare diversi computer. Così sì che la gente è invogliata a mantenere un sistema aggiornato, senza rimanere su sistemi obsoleti e poco sicuri, o peggio cercando qua o là un disco con il sistema copiato in qualche modo... "eticamente discutibile" (qui il disco non c'è proprio, in ogni caso).

OS X e - per altre ragioni e ambiti - Ubuntu, continuano ad essere i miei sistemi operativi preferiti.


Sapevatelo :)

mercoledì 25 luglio 2012

Darkness

Esistono nella vita di tutti (e certamente nella mia). Vi sono anche i periodi così, chiamiamoli per brevità, di lieve confusione. Sono momenti preziosi. Dove ho una grande opportunità, dove rifaccio l'esperienza che ho avuto modo di provare altre volte. Ritrovo una fonte di dolcezza, nell'accettare il buio, nell'accoglierlo. E il bello è questo, è una dolcezza veramente gustosa, pacificante.

Quando viene il buio, lascialo venire. Non contrastarlo. Non cercare di uscirne in fretta, annaspando di qua e di là. Goditelo, direi.

Ed è sempre così. Quando arriva il buio, la confusione, l'insoddisfazione, l'incertezza… tenti di mobilitare tutto il tuo esercito di pensieri per fermarlo, arginarlo, combatterlo, sconfiggerlo. Per vincere tu. Vuoi essere efficiente, allegro, disponibile, pronto, da subito. 

Darkness
Tutto può esserci amico, anche il buio...

E allora pensi (ecco il problema, pensi). E dici, di argomenti ne ho tanti, di benedizioni ne ho mille, non dovrei sentirmi così. E sbagli, perché resisti al buio, ti accanisci, soffri.

Il buio viene per un motivo. Mi sembra di capire che viene per suggerirti di ampliare l'orizzonte, di modificare schemi consolidati, di non opporti al fluire della vita. Se non resisti, se ti lasci trasformare, se sei docile, subito diventa dolce, tenero, fa meno male, fa vedere delle luci inaspettate. Quasi, ti diventa amico. Come il lupo di Gubbio, che spaventa ed uccide, finché la docilità di Francesco non lo rende  improvvisamente mansueto. 

Cristo è disceso tra gli uomini perchè noi trovassimo il coraggio di discendere nella nostra realtà psichica: solo così possiamo salire a Dio. (Anselm Grün)

Se vogliamo andare in alto non dobbiamo aver paura di scendere in noi stessi, e non turbarci di quanto vi possiamo trovare. Bisogna acquistare in profondità e non vivere solo in senso orizzontale.

L'importante è non scandalizzarsi del buio. Si può dialogare con esso, innanzitutto, accettando la sua presenza. Camminando ugualmente. Trovando - sorprendentemente - un margine di cedevolezze nelle cose e nelle situazioni, una inedita sofficità, che senza il buio non avresti probabilmente mai avvertito.

Cedi al buio, non resistere. Cedi a quello che ti succede, non ti opporre. Se deve accadere, stai quieto e permetti che accada.

When I allow it to be 
There's no control over me 
I have my fears 
But they do not have me 
(Peter Gabriel, Darkness)

Fai il tuo cammino, verso il significato pieno della tua esistenza. E goditi anche il tuo buio, quando capita. Perché tutto quello che accade ha un senso. E soltanto in questa certezza possiamo riposare, e affrontare tutto: non con i nervi tesi e la rabbia, ma con la cedevolezza e la disponibilità. 

giovedì 19 luglio 2012

Il bosone di Higgs e la fede


Chiamato impropriamente "La particella di Dio" (per chi crede tutte le particelle potrebbero fregiarsi di tal nome...), il bosone di Higgs ha portato più persone ad interrogarsi sulle relazioni, sugli incroci, tra la ricerca scientifica e la fede.

Al proposito un articolo breve ma interessante è quello apparso su ilsussidiario.net a firma di Lorenzo Albacete.

Mi pare significativo in particolare un brano dell'intervista, laddove si dice che "La fede cattolica della creazione non parla di cosa è successo nel Big Bang, ma di ciò che sta accadendo ora, come siamo creati dal nulla in ogni momento della nostra vita."

In questo senso, la scoperta di una particella di per sè non ci dice niente sull'esistenza di realtà "extrascientifiche". La scienza non si sostituisce all'atto di libertà e onestà intellettuale che può portare alla fede. Dio rispetta la nostra libertà e non ci "obbliga" con risultati scientifici. 

La scienza è il mio lavoro, e negli anni ho avuto anche  l'immeritato privilegio di incontrare scienziati piuttosto noti. E ne ho visti - ne vedo - di credenti e non credenti. Insomma gli scienziati "mappano" all'interno della loro comunità le stesse opzioni di libertà dell'umano sentire, che si trovano nella più vasta assemblea umana. La scienza non forza nessuno: ciò non toglie che per il credente questa sua fede possa essere uno stimolo alla ricerca. Continua infatti l'intervista "ci meravigliamo con timore reverenziale del mistero di Cristo. Egli è il centro dell’universo. Il timore suscitato in noi da questa convinzione di fede risveglia e sostiene la nostra esplorazione scientifica della bellezza che ci circonda."

Altresì mi pare che alcuni scienziati dichiaratamente (e talvolta veementemente) agnostici, al di là del loro valore di scienziati, non facciano un buon servizio alla scienza cercando di supportare la propria visione del mondo con questo o quel risultato cosmologico (penso ad esempio a certe prese di posizione di Stephen Hawking, o di Margherita Hack, tanto per rimanere in ambito astronomico). 

Con buona pace di tutti, credenti e non credenti, la scienza e la fede corrono su binari diversi. La scienza non mi dice perché è importante vivere e perché la mia vita è unica. Non mi dice se sono nel mondo per un compito. Mi dice come è fatto e come funziona l'universo che mi circonda. Forzarla a rispondere a domande per le quali non è nata, è semplicemente un errore e come tale non aggiunge niente alla vera conoscenza. Sarebbe come - dall'altra parte - pretendere che la Bibbia fornisse una descrizione fisica precisa del mondo - non è quello il suo intento.

Eppure all'incrocio tra scienza e fede c'è tanto da imparare. Basta attraversarlo con atteggiamento umile e senza pregiudizi, con tanta voglia di capire. E tanto stupore per il mondo, così come è, per il fatto stesso che esiste. E che esistiamo noi, che lo possiamo comprendere.

sabato 14 luglio 2012

Déjà Vu, l'arte non invecchia

La mia auto è il regno sovrano dell'entropia. Così ogni tanto capita che vi ritrovo delle cose che davo per disperse ormai da tempo. Ogni ritrovamento (avvenuto per caso o in seguito a mirati  carotaggi) è interessante, è come se le cose tornando mie riprendessero un po' di quella luccicanza propria degli oggetti nuovi, appena comprati.

Tra le cose emerse di recente è un contenitore di CD con alcuni dischi che - essendomi scomparsi dalla vista - erano scomparsi anche dalle orecchie (stante il fatto che praticamente la musica la sento in macchina)

Tanto di cappello, signori miei...
Allora l'altro giorno ho rimesso nel lettore  Deja Vu, di Crosby, Stills Nash e Young. Mi piace da matti andar in giro per Roma con questi magnifici quattro che buttano giù un capolavoro dopo l'altro, senza alcuna parsimonia. In tempo di crisi, trovare 'sti tipi che regalano abbondanza a piene mani, non è male. Inizi l'ascolto e dopo pochi minuti sei già preso, quando questi qui intonano insieme

Carry on, love is coming, love is coming to as all...

sei già calato dentro, non puoi scappare. Sarà che è masterizzato alla grande, ma non hai l'impressione di ascoltare musica del 1970. Quarantadue anni fa? Sì, quarantadue. Incredibile. 

Sembra così... così moderna. Così moderna che la musica di oggi sembra vecchia, pigra, di poca inventiva (E sommersi sopratutto da immondizie musicali, ammoniva già il grande Battiato quella famosa estate (credo) del 1981, in cui impazzò La voce del padrone

Sono grandi. Il minimalismo ante litteram di 4+20 ... una delle canzoni sotto i tre minuti più belle in assoluto...  il glorioso crescendo di Woodstock (da brivido, vi assicuro), la domestica deliziosità di Our House... ogni canzone è una gemma. L'arrangiamento lo è. Le voci. Il modo di suonare.

Modernissimo. Perché invecchia solo la musica scadente.

O forse... sto invecchiando io? O sono proprio bravi loro o sto invecchiando io.

No, no. E' la seconda che ho detto, certamente.

giovedì 12 luglio 2012

La scadenza è il quindici

Se non metto scandenze non termino nulla, è l'amara verità. Rimangono i progetti in piedi, a metà, anche per anni.

Ora c'è questo romanzo, Il Ritorno. Va finito. Bisogna mettere la parole fine e lasciare che vada per la sua strada. E' un romanzo importante, almeno per me. E' una sfida vinta, è un sogno realizzato. Pur nei suoi limiti, è una cosa che sono riuscito a fare e che non avrei pensato di riuscire a fare.

Il nucleo del romanzo è stato elaborato durante il "Nanowrimo" del 2009: in un prossimo post, vi regalerò qualche dettaglio sulla trama.  Per chi non lo sapesse, il National Novel Writing Month è essenzialmente una sfida. Innanzitutto, con se stessi. Si tratta di abbandonare per un mese tutte le perplessità, mandare in vacanza il proprio censore interno, e scrivere. Scrivere e basta. Contano le parole: un romanzo di almeno 50.000 parole. Questa è l'unica condizione per vincere: 50.000 parole.

Facendolo, ho scoperto che il fatto di puntare esclusivamente alla quantità è assai meno ridicolo di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Vuol dire, sostanzialmente: fai il lavoro. Stacci. Non farti bloccare ma buttati dentro questa cosa.

Per me è stata una sorpresa bellissima esserne uscito vincitore. Mi ha lasciato con un manoscritto da rivedere e per la prima volta nella vita, con un romanzo mio, da poter mostrare al mondo.

In realtà, come ho potuto scoprire, la vera sfida inizia dopo, alla chiusura della competizione. Dopo un mese galvanizzante, in cui hai dovuto combattere contro tutte le resistenze, dove sei riuscito a mettere da parte tutti i velenosi dubbi, ecco che hai srotolato una trama, un percorso.

Ma sei solo all'inizio.

Ci sono tante cose da sistemare, da mettere a posto. Devi lasciar decantare e poi ritornarci dentro. Devi passare dentro le parti che ti sembrano deboli, le parti che ma ho davvero scritto io questa roba? e lavorarci. 

Accettare lo scarto tra cosa vorresti e cosa ottieni. Così la tentazione più facile e pericolosa è lasciare tutto ad uno stadio di quasi pronto, con uno spazio mentale per dire beh ma devo sempre lavorarci... 


La cosa sorprendente, è vedere che lavorandoci sopra, lo scarto tra quello che ottieni e quello che vorresti, può essere ridotta. Ti puoi avvicinare a quello che volevi, senza arrivarci quasi mai (ma quando ci arrivi è bellissimo).

Così ho fatto una revisione, due revisioni.. l'ho stampato con Lulu, l'ho regalato a mia moglie, ho ricominciato a lavorarci. Mi sono accorto che ormai giravo su me stesso, prendendo tempo e scuse per non terminare mai. 

Allora, basta. Un mese fa ho messo una deadline. Una scadenza (in inglese mi suona più perentorio).

Ottimo, direte voi. Ben fatto.

E il guaio è solo che era una deadline di un mese, per cui... è quasi finita. La tentazione di prorogare è tanta, le scuse le ho già pronte (famiglia, incombenze, lavoro, etc... ) ma cercherò di non farlo. 

Ecco qui: ci lavoro fino al 15 luglio, poi mi prendo fino alla fine del mese per sistemarlo in volume e proporlo su un sito di autopubblicazione (a meno che un grosso editore non si faccia sentire con una vantaggiosa proposta...), e ad agosto è lì disponibile per essere acquistato.

Che ne pensate? Soffrite anche voi di tendenza alla procrastinazione sine die? Afflitti da perfezionismo cronico? E in caso, che strategie adottate contro queste cose? Fatemi sapere nei commenti!