mercoledì 25 aprile 2012

Mark che canta nei campi fioriti

E' festa. Senza nulla togliere alla Festa della Liberazione, ho sempre sostenuto, scherzosamente, che in realtà è festa perché è il mio onomastico (non è che abbia convinto molta gente, vabbè).

Stamattina poi c'è pure il sole. Fantastico. Non ci riesco proprio a stare a casa mentre a due passi da me avviene questo miracolo silenzioso: il parco inondato di luce, la natura che respira e lo assorbe tutto. E non è ancora troppo caldo, come in estate.

Le donne. Le donne lo sanno. Del resto, lo sanno sempre. Paola mi dice, perché non te ne vai un pò a fare ginnastica e correre nel parco, magari con la musica? Lì per lì penso alla musica come ad una lieve complicazione; devo portare lo smartphone (il mio Xperia Ray) con gli auricolari, poi mi impiccio magari...  

Epperò - come andrò presto a (ri)scoprire - a dar rette alle signore, spesso conviene. Esco con la tuta addosso e il telefonino con gli auricolari. Entro nel parco ancora un po' incerto, non troppo disposto a lasciarmi andare. Così, a buon mercato? Eh no, bisogna vedere (lasciarsi andare, è un'arte che devo ancora perfezionare). 
Dal parco, con Instagram

Comunque questo serpeggiante disagio va spezzato, niente di meglio di una sana corsetta. Metto gli auricolari  e inizio a sgambare. Sono mentalmente pigro, lascio correre la scaletta da dove era, ferma sull'ultimo ascolto. Chitarra classica. Chi è così matto da correre con un soundtrack di chitarra classica? Eppure... è una favola. Non mi stanco, macino il sentiero più velocemente del solito. E ogni pizzico delle corde della chitarra mi sembra diventato incredibilmente più pieno, profondo, gustoso, evocatore di magiche atmosfere. Macino strada con la chitarra gentile nelle orecchie; ombrosi cortili spagnoli e misteriose finestre semichiuse, misti a cenni di bellezza latina. Passo persone ferme per il picnic, persone in bici, persone che corrono.

Ogni tanto mi fermo, faccio foto, controllo i metri percorsi. Segno la posizione. Tutto con lo smartphone. Niente da fare. Ormai la tecnologia mi sta addosso, anche per una corsa sul prato. 

Finisce il disco di chitarra, parte Allevi. In questo momento il pianoforte non mi va troppo, cambio. Vediamo un po'. Che dischi ho messo qui dentro? Uhm, non troppi, ancora. Ah ecco, andiamo con Mark Knopfler. Get Lucky. Capolavoro. Anzi, ca-po-la-vo-ro, tanto per essere più chiari.

A volte però anche le cose più belle stancano. Così riprendo a correre un po' incerto, aspettando di valutare gli effetti sulla mia psiche della intro di fiati del primo brano. Da lì posso già capire. Ok, va liscia, va giù proprio gradevole. Fa il suo dovere, non parla di cosa già saputa, ma trasmette ancora quella fluttuazione di incertezza e quell'accenno suadente dei primi ascolti. Possiamo continuare. 

Corro. Sul prato. Col sole (a tratti, ma c'è). Allungo il giro, Mark con il suo timbro di voce da chi ne ha viste e combinate tante (almeno secondo me) è un amico che la sa lunga e trasuda la saggezza di chi si tenta distaccato, ma si capisce benissimo che non lo è. Passo il ponticello dopo il giro e taglio nel campo, per saltare carrozzine e altri persone. 

Ecco.

Sono al centro del pratone e c'è il sole. Io il sole e la musica. Mark è sublime. Con queste sonorità, sembrano partire sottotono, e poi ti fregano, ti passano addosso delle ondate di bellezza che rimarresti steso. Mi verrebbe da esultare, improvviso un movimento delle braccia come facessi  ginnastica. Vorrei gridare evvai! Così così, finalmente!! (Prego, non equivocate)

Continuo a correre, il telefonino mi segna diligente il percorso. Vediamo. Ok, mi posso fermare. Un po' di esercizio agli attrezzi nell'area apposita, poi vado a casa. Paola mi aspetta per andare a prendere la torta. 

Grazie Mark, sei forte. Solo ora che scrivo ci penso: è anche il tuo, di onomastico.