domenica 18 marzo 2012

Sul primato della geografia

A volte ci metto un po' per capire delle cose. Capirne il significato vero, oltre le parole.
"...non perché siamo bravi, ma perché accettiamo di essere all'interno di un luogo dove Lui ci fa capire, sperimentare, gustare Chi è e quindi, cosa è la vita, cosa può essere la vita"
(Julian Carron, "L'inesorabile positività del reale")
Meditavo su questo passaggio stamattina, uscendo dalla palestra. E' qualcosa che fa una differenza radicale, completa; di quelle differenze capaci di cambiare la vita. Mi sono visto alla luce di questa frase e improvvisamente ho capito qualcosa di me. Ho sempre cercato la "prestazione" e mi sono giudicato, severamente, su questa. Essere capaci di raggiungere un certo "standard", spirituale, morale, etico, familiare, lavorativo, etc... Raggiungerlo, tenerlo, nel tentativo di porre argine all'insicurezza, al dubbio, alle occasionali derive di mancanza di senso.

Ma che bello spreco di energia, a pensarci.

Si perché invece è una cosa tutta diversa. Non è una questione di standard etici ("non perché siamo bravi"), ma di semplice geografia. Scegliere dove stare e non tormentarsi più sul come si è. Stare nel luogo dove Lui ci fa capire, ecco. Stare. Tutto qua, tutto qua! La vita è semplicissima. Stare in questo luogo, e non preoccuparsi più di niente. Stiamo, e lasciamo fare. Sarà Lui a preoccuparsi di noi.

1096 Paris-Montmartre Early Morning
Guardare, prima di tutto... !
Quanto mai vero per Parigi, non vi pare?


Il bello è che riesco a sorprendere questa cosa "in atto". E' una cosa di ogni momento, di ogni più piccolo attimo. Se non accetto di essere all'interno di questo luogo, mi attacco immediatamente, per sentire la consistenza di me, ad uno standard, ad una "prestazione": mi giudico. Non lo dico, ma pongo la salvezza in un mio cambiamento. Mi costringo in gabbia da solo. Guardo me e non guardo fuori. Non guardo davvero i posti, la realtà.

C'è aria stantìa, c'è proprio bisogno di cambiare: ci vuole geografia, non moralismo. La bellezza di un luogo, non la costrizione di un ragionamento, la pericolosa sterilità di un nefasto perfezionismo.

Lo ammetto: non mi piaceva la geografia da giovane studente. Agricoltura, industrie, terziario. La lista di cose da memorizzare per ogni regione, ogni più piccola nazione. Dopo tanti anni, mi devo ricredere. Un bel posto è un bel posto, non si discute. E si stratta prima di tutto di guardare, che di pensare a come comportarsi. Stare in un luogo e scoprirne pian piano la bellezza.

E la vita, infatti, diventa più bella. Da subito.