domenica 20 giugno 2010

Il fuoco della poesia

"Mi ubriaca la mente, la accende. Mi fa essere più ragionevole e più matto di libertà. Mi sbatte contro il muro. Mi lancia verso la grande aria del mare. E poi sosta. Lascia appesi col cuore alla luna. Sempre notte, sempre giorno. Non so cosa farci. E' lei, la poesia."

E' contrario ad ogni buon senso scrivere di un libro non dopo averlo letto, ma dopo appena averne lette poche pagine? Penso proprio di sì. Ma tale è il senso di apertura, di liberazione, di gioia per leggere finalmente qualcosa che onestamente parla al cuore, che lo faccio lo stesso.


More about Il fuoco della poesiaPerché è davvero un bene per tutti. Una persona sinceramente appassionata di poesia, attraverso le sue mani, le sue parole, te la riporta viva, reale, ti fa capire che è utile, anzi necessaria (basta pensare a Benigni con la Divina Commedia). Nonostante tutte le operazioni possibili di disinnesco, nonostante tutta la distrazione di "questo tempo duro".

Ci sono dei libri in cui appena leggo due o tre frasi, ma direi due o tre parole, subito respiro meglio, come più largo. Un senso di libertà, una possibilità di gioia che fa capolino di nuovo. Con Davide Rondoni non è infrequente che mi capiti.

"Il mondo chiede di essere messo a fuoco al di là delle prime apparenze. Ci invita. I poeti fanno questo lavoro con le parole. Altri lo fanno con alambicchi e microscopi. O con l'aratro sul campo  o lo scalpello sul marmo. Per cercarne il segreto. Che non smette di parlare, di sollecitare."

La poesia così intesa - ovvero (azzardo io) intesa correttamente - smette di sembrare passatempo per studiosi, si leva di dosso ogni polvere del tempo, torna ad essere necessaria per l'uomo: l'uomo che vuole davvero vivere la sua esistenza nel mondo, scandagliandone il significato. Che non accetta l'anestesia indotta dalla distrazione televisiva media. "Non verranno da loro, e dalle loro tribune, le parole per leggeere e dire le urgenze di questo tempo"

La poesia è per l'uomo (ogni uomo). Basterebbe questo: "Per fare esperienza della poesia (...) non occorre essere esperti di letteratura. Occorre essere vivi, disposti al continuo evento del mondo e del suo segreto"

domenica 6 giugno 2010

Lettera di Rilke ad un giovane poeta

Che ci azzecca il sottoscritto con una "antica" lettera (diranno subito i miei piccoli lettori.. no questa è copiata....) ? Ci azzecca parecchio, come ho avuto modo di scoprire negli ultimi tempi. Non c'è altro posto in cui ho trovato con tanta semplice umiltà, con una prosa piena di rispetto, dipanato il problema se scrivere o no, se insistere o lasciar perdere. E' la lettera di Rilke ad un giovane poeta.  Ascolta:

"Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé."

Si respira una boccata d'aria leggendola, come sempre quando si è davanti ad una cosa vera, le inutili complicazioni cadono giù come un castello di carte ad un soffio di vento. Rimane l'essenziale. 


"...Si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. "


Sono grato ad una cara amica che ha sottoposto questo scritto alla mia attenzione, forse intuendo alcuni dei miei ricorrenti dubbi. Vi ritorno da allora, di tanto in tanto, come si potrebbe risentire un bel pezzo di musica da camera, in cui senza tanto clamore ogni cosa si trova al suo posto, e la percezione di bellezza e verità diventa palpabile. Ristoratrice.

"...guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla..."

Sto lavorando, quando posso, sul mio "manoscritto" stilato durante il concorso del NaNoWrimo 2009 (di cui ho già parlato su questo blog): è un'avventura affascinante e molto gratificante nel complesso - a condizioni di non lasciarsi paralizzare dalle imperfezioni. E in questo la lettera di Rilke si è rivelata ottima medicina, molto più di tante esortazioni trovate in tanti blog "motivazionali" che oggi vanno di moda nella rete. 

Quando un problema viene posto nei suoi termini corretti, si respira.. sempre!! In poche righe, vengono affrontate sommessamente problematiche che - nell'ambito della scrittura creativa - sembrano a volte "immense".. non solo SE SCRIVERE, ma COME SCRIVERE e COSA... 

"rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo..." 

E anche l'atteggiamento verso la vita (come potrebbe essere disgiunto dalla scrittura?)

"Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri..."

Cosa c'è di più bello? Passo e ripasso la lettera e trovo sempre nuovi motivi di stupore... Potrei parlarne ancora ma non è giusto: non sono le mie parole ad essere importanti, ma quelle delle lettera. Da lì le mie parole possono, semmai, (ri)partire...