domenica 31 gennaio 2010

Continuare a scrivere...

How to Write Every Day
Having a great job does not mean I don't want to be a writer. It means I worked damned hard to get where I am and I ought to do the same when I'm writing.

Mi è capitato ieri di rileggere (dalla palestra, mentre faticavo e frugavo nei miei items salvati in Read It Later tramite l'iPod) la frase che apre questo post, e di farci intorno qualche riflessione. Mi ha colpito perché contiene qualcosa di vero anche per me. Diverse volte mi è capitato di sentire il lavoro di astrofisico e la propensione alla scrittura su piani quasi collidenti; in realtà mi sembra di capire ora che non lo sono affatto, non manifestano affatto problemi o contraddizioni alla mutua coesistenza.

Anzi. La libertà supplementare che mi viene dallo scrivere è che, non facendolo per "mestiere", non devo dimostrare il raggiungimento di un certo "standard" o scrivere di certe cose, ma posso farlo per puro piacere. Farlo perché qualcosa dentro mi dice che va fatto.



La cosa finora più impegnativa, in questo campo, è forse quella che mi è "caduta addosso" dopo la chiusura del NanoWrimo: alla fine del mese di "scrittura pazza" avevo un "romanzo" (ci metto le virgolette perché la parola mi fa ancora impressione...) finalmente. Ma un romanzo da rivedere, rileggere, correggere, sistemare con pazienza. Perché ci vuole tempo: perché anche se non sarà un capolavoro deve essere comunque un lavoro "ben fatto", con ltutta a cura e l'attenzione di cui si è capaci; da ciò dunque le revisioni che avverto come necessarie, per togliere almeno alcune delle ingenuità, cercare una buona scrittura laddove è possibile, spezzare l'artificiosità dei personaggi, lasciarne respirare il carattere...

... Pensavo l'altro ieri che dovrei mettere, tra i propositi di quest'anno, un pò più di determinazione nel perseguire i miei obiettivi, senza preoccuparmi troppo della loro difficoltà. Se penso a quando potrò tenere tra le mani "il mio romanzo" stampato, capisco che questa soddisfazione val bene un pò di lavoro. Val bene anche lottare e sconfiggere la paura paralizzante di "non essere in grado".

Vale la pena, sì.

domenica 17 gennaio 2010

terremoto haiti

Mi permetto di riprendere la quasi totalità di un recente post di un blog, La capanna sotto il tavolo, che ho appena iniziato a seguire. Per chi ha un cuore e una ragione che si fa tante domande - soprattutto in momenti come questi  - forse non c'è la necessità di altre parole.

Davanti a tanta sofferenza, io per primo sono tentato di girare lo sguardo. Eppure non è una opzione soddisfacente, lo so, lo sento: vorrebbe dire (anche) perdere qualcosa della propria umanità. E' proprio vero, il mondo mi riguarda.

La capanna sotto il tavolo: terremoto haiti
...Haiti è lontana ma esiste, alcuni amici sono al lavoro e sanno più di me, per chi volesse notizie, per chi potesse, per chi ha un cuore e una ragione che si fa tante domande ecco un link qui
il mondo mi riguarda.
Ciao ciao


domenica 10 gennaio 2010

Papà alto spilungone...

   Certo non è di tutti i comuni mortali, avere la soddisfazione di essere oggetto di una poesia. Non parliamo poi di quando la descrizione che vien fatta sembra - almeno per talune parti - rispondente abbastanza alla realtà (citerò soltanto i piedi molleggiati, leggendo capirete...)

   Pertanto venuto a conoscenza di questo mio indiscusso privilegio, no.. non me la sono proprio sentita di lasciarlo passare sotto silenzio, proprio no! Ecco dunque, senza ulteriori preamboli, la poesia a me dedicata, presa dal quaderno di Simone...

Papà alto spilungone,
ti vesti di verde o di marrone,
cammini sui piedi molleggiato,
e sei spesso per questo sbeffeggiato,
con noi sei invece buono e assai paziente
anche se spesso non meritiamo niente.
Ti vuole tanto bene quel figlio un pò puzzone
di nome Simone.

Che dite? Io "sospetto" anche lo zampino della mamma, in ogni caso...
Comunque, in ossequio al detto per il quale una immagine val più di mille parole (visto che sono riuscito a mettere le mani sul prezioso originale) ecco qui la poesia corredata da una spassosissima illustrazione (per la cronaca, sono io con la borsa della palestra...)