giovedì 2 dicembre 2010

Il sole sulla strada...

"Quando questo svuotamento del desiderio si compie, allora non c’è altra strada per l’azione che il moralismo. Un’azione diventa moralistica quando perde il nesso con ciò che la genera: continuare a vivere da sposati senza il nesso con l’attrattiva che ha generato il rapporto amoroso, lavorare senza nesso con il desiderio di compimento anche se con un buono stipendio. Insomma: quando accade questo restano soltanto le regole da rispettare. Tutto diventa pesante, uno sforzo titanico per fare qualcosa che non c’entra più niente con il nostro desiderio." (Julian Carron)

Così mi sentivo stamattina, andando via da casa, così arrivando al lavoro. Hai presente, quando - magari pure per un impulso inizialmente buono - ti prefiggi di fare la persona responsabile, affidabile, e intanto ti monta dentro un nervoso per delle cose piccole, piccolissime, ti dà fastidio tutto?

Insomma, esattamente come dice la frase, fino ad ogni virgola. Che sorpresa leggerlo, trovarlo scritto, nero su bianco, proprio oggi.

E' già l'inizio di una liberazione. Come quando il dottore ti guarda e capisce i tuoi sintomi. Non ti senti già meglio? Semplicemente perché sei stato capito, ma capito davvero, non vedi già meno nebbia nella strada...?

Mi dico (e lo sento), che a volte vedere il sole brilluccicare sulla strada, più avanti, è già tutto. Già si capovolge la prospettiva.

Anche se è - appunto - più avanti. Qui, ma non ancora....

domenica 14 novembre 2010

La quinta di Mahler, al Parco della Musica

Graditissimo regalo, quello della mamma. Due biglietti per andare a sentire la Quinta sinfonia di Gustav Mahler, al Parco della Musica, diretta da Valery Gergiev. No, dico: la quinta di Mahler! E poi la prima volta che vado all'auditorum, sono curioso... 

Arriviamo ampiamente per tempo: la "nonna Giuliana" non solo ci ha comprato due costosi biglietti di platea, ma ha completato il meraviglioso regalo con l'offerta di un pomeriggio a casa nostra a guardare la prole, mentre siamo via... Impagabile. Io e Paola gironzoliamo dentro il negozio di libri e dischi (per me non c'è quasi niente di più appagante...), mi prendo l'ultimo libro di Andrea De Carlo (ma non sarà mai bello come "Durante", temo) poi ci permettiamo pure un piccolo aperitivo al bar davanti all'auditorium.

Ma guarda, si sta avvicinando l'ora di entrare, manca poco alle sei.

Le sedie sono di un bel rosso vivo, spiccano nell'ambiente grande ma accogliente, tutto in legno. Sembra in legno anche il soffitto. E' grande ma non ti senti sperso; il legno dà calore. E bravo Renzo Piano. Seduti aspettiamo l'inizio. Sono molto curioso. La quinta di Mahler, insomma! 

Si abbassano le luci. Entra l'orchestra, poi finalmente il direttore. Parlo a Paola dell'inserto meraviglioso che ci attende prima della metà del primo tempo, lo descrivo come una cosa modernissima quasi da Pink Floyd, tutti i motivi che si intersecano e si sovrappongono, sfasati: in pratica, un frammento di un paio di minuti di meravigliosa complessità (ascoltando mi viene un paralelleo tra la Quinta e Atom Heart Mother dei Pink.. sì, secondo me si potrebbe sviluppare l'idea...).

Grazie anche a te caro Gustav, per questo bel pomeriggio... 

Arrivano le note. Belle, precise, rotonde. Una valanga di sentimenti tra l'antico e il nuovo, tra la nostalgia per una tradizione grandissima e le irrequietezze sperimentali di nuove forme. Il secolo ventesimo appena cominciato, un linguaggio nuovo. Ogni motivo tematico viene enunciato e immediatamente straniato, stirato, contrapposto ad un altro, in un tappeto di suoni geniale e modernamente inquieto. Ma a differenza di tanta "modernità" altrove ostentata, qui la bellezza c'è. C'è una bellezza e un desiderio di infinito, che cerca e sperimenta forme nuove. La senti, questa bellezza che si veste di abiti nuovi, ti rimane addosso quando anche le note - dopo un'ora e un quarto - finiscono, dopo gli applausi al bravissimo direttore, agli orchestrali (alcuni dei quali - buffo pensarlo ora - abbiamo visto arrivare con i loro strumenti, vestiti "casual", in moto, in autobus...).

Paola che non è "mahleriana" doc (ovvero, malata persa come me, nda), regge bene il concerto. Facciamo dei commenti su dei passaggi "curiosi", la percussione delle bacchette, il pizzicato dei violini, il primo tempo che ci piace di più a tutti e due. Altro che l'ultrafamoso adagetto...

Un bel pomeriggio. Prima di tornare ci permettiamo un'altre breve sosta al bar. Andiamo via piano, guardando i locali.  Tornando parliamo della gente che abbiamo visto al concerto; dai più giovani ai più "maturi", tanta gente diversa unita dalla passione per la bellezza. 

E la sete di bellezza è tale, mi accorgo, che il cuore sempre gioisce, quando poco poco si prova a soddisfarla... 

martedì 12 ottobre 2010

Premio Castellani 2010

Quella che segue è una notizia un pò "particolare", nel senso che è una cronaca (appena accennata) di un avvenimento vissuto dall'interno, in prima persona, ovvero la cerimonia conclusiva del Premio Artistico Vittorio Castellani 2010. Il premio è alla sua seconda edizione, promosso dall'Osservatorio Astronomico di Collurania (Teramo) e sponsorizzato dall'Unesco.


Il saluto introduttivo della rappresentante dell'Unesco
Dopo la prima edizione lo scorso anno, un pò compressa (giustamente) a motivo del sisma che aveva funestato l'Abruzzo solo pochi mesi prima, posso dire che quest'anno si è potuta svolgere con una ampiezza maggiore e una sua identità più definita.

Con Oscar Straniero, direttore dell'Osservatorio di Collurania (Teramo)

Ho accolto volentieri l'invito degli organizzatori, soprattutto di Mauro Dolci, ricercatore all'Osservatorio di Teramo, per partecipare alla manifestazione, che si è tenuta nella bella sede della Provincia di Teramo.

Il mio contributo si è articolato in una "chiacchierata" di circa un quarto d'ora, con l'aiuto di qualche slide che mi ero preparato, per ricordare la figura di mio padre  (astronomo, speleologo., e tanto altro...) "dal mio punto di vista";  il tentativo era di evitare ogni retorica, parlare dei suoi interessi e del suo approccio alla scienza e alla cultura, della sua passione per il sapere, della sua avversione ad ogni artificioso steccato tra le discipline, del suo perenne desiderio di comprendere e conoscere...

Spero di esserci riuscito. A giudicare da quanto mi hanno detto dopo il mio (un pò emozionato) intervento, penso di poter dire di sì. 

Durante il mio intervento...
 E' stata un'esperienza nuova stare dalla parte degli speacker, seduto accanto al direttore dell'Osservatorio di Teramo, ascoltando la sua relazione o quella di Mauro sull'asteroide Interamnia, dopo il saluto della rapprentante dell'Unesco e delle autorità. 

Soprattutto è stato bello il fatto di avere di fronte  non un pubblico di addetti ai lavori, ma dei ragazzi delle scuole, tra i quali, naturalmente, i destinatari dei premi. Per me è stato bello perché mi ha portato a ricordare l'attenzione che papà ha sempre avuto per la divulgazione e l'insegnamento, come pure la sua sensibilità alle nuove idee e prospettive, da qualsiasi parte potessero arrivare. E il suo grande rispetto per chi, magari a fatica, si arrampicava per i primi gradini del percorso affascinante dell'astrofisica...

I ragazzi delle scuole: un uditorio inaspettamente attento... ;)
Sono dunque grato agli organizzatori, contento di aver vinto un pò di timidezza e aver accettato di partecipare. Contento perché Mauro sia rimasto colpito dalla poesia che avevo scritto per papò, che mi abbia presentato come autore e scienziato... che abbia voluto citare i miei due libri su Lulu e insistito perché la poesia scritta in morte di mio papà  venisse presentata e letta (io da solo ovviamente non avrei osato). 

Ora ho capito, non per voler parlare di me (mi sarebbe sembrato il posto sbagliato), ma ecco... se uno si mette in gioco, non può nascondere parti di sè.  Insieme al fatto di aver trovato persone davvero mosse dal desiderio di ricordare Vittorio, questo è un fatto che mi conforta, e aiuta a "farsi amico" anche il perdurante dolore della sua mancanza...

Da lassù dov'è ora, magari un'occhiata ce l'ha data...


venerdì 24 settembre 2010

Bye-bye, summer


Originally uploaded by Majlee
Si va dentro l'autunno. Non mi dispiace; l'avvicendamento delle stagioni mi allieta, mi fa respirare.

Mi piace cominciare ad attendere l'autunno nel cuore stesso dell'estate. Pensare al raccoglimento di una casa calda, pulita, semplice, mentre fuori magari è freddo o piovoso. La luce tiepida che contrasta con il tono più grigiolino di fuori, quanto tu sai, in cuor tuo, che insieme si integrano assai bene, e si completano.

Poi l'autunno cede infine all'inverno e il vero freddo, e la consapevolezza benefica della tua fragilità che ti raggiunge. Un passo indietro, un'attenzione maggiore alle piccole cose. Ti devi coprire, proteggere. Devi aver cura di te, Questo dice la stagione fredda; nell'estate godi del caldo (o lo soffri) senza troppi strati intermedi, sei a contatto ravvicinato con tutto: ma non è mediato, meditato.

Godo nell'avvicendarsi delle stagioni, perché ci trovo dentro una storia. Il tempo piatto e uguale non mi esalta.

Così anche nelle singole giornate, apparentemente uguali, scavo a cercare una storia, una storia importante, per me e per il mondo...

lunedì 20 settembre 2010

E vissero felici e contenti...

Dopo la bella sorpresa di Toy Story 3, era ora di tornare al grande schermo. Sono andato finalmente anch'io a vedere questo capitolo conclusivo di Shrek,  "E vissero felici e contenti"; con la scusa di portare al cinema i due più piccolini, Simone e Agnese (ma quando saranno tutti grandi, che scusa potrò mai adottare?)

Diciamo subito che a livello di grafica (già anche il 2D) e di musiche, il film è più che godibile e certamente ben realizzato. Per quanto riguarda la scenaggiatura,  a mio avviso il film riesce abbastanza bene nell'esercizio di delicato equilibrio - ormai proprio dei migliori titoli del genere - di parlare, nella stessa storia, a due livelli diversi, ossia quelli del pubblico bimbo e quello del pubblico adulto, tipicamente il genitore "accompagnatore".  



Se pure il messaggio che viene proposto per l'adulto è a tratti piuttosto scoperto e abbastanza esplicito (il tema è chiaramente quello del rischio -  modulato intorno ad uno Shreck "papà" affannato nella vita quotidiana, progressivamente provato fino alla tentazione della fuga - di non percepire più la bellezza e la profondità di quello che si ha, in termini di cose e di affetti), nondimeno la fantasia della storia assieme al suo carattere scoppiettante e deliziosamente burlesco, riescono a scansare le possibili cadute retoriche in una festa assai godibile di colori, luci ed episodi davvero divertenti (il gatto che fa "gli occhioni" lo metterei da solo nella storia del grande cinema di animazione...)

I bimbi sono stati ovviamente presi dalla narrazione incalzante, senza un momento di noia. Alla fine siamo usciti tutti e tre contenti. E non è poco. 

Pensavo uscendo, sì il messaggio sarà pure scoperto, facilmente tracciabile. Perché allora ero contento di aver visto il film? Azzardo allora una interpretazione, necessariamente personale. Per me è sempre più bello trovarmi di fronte a qualcosa che non cede alla tentazione del nichilismo, che in tante forme, più o meno gaie, attraversa le opere culturali della nostra epoca. C'è qualcosa qui, qualcosa che ha a che fare con la mia evoluzione. 

Prima lo assorbivo, questo nichilismo (chiamo così quell'opzione per cui niente vale davvero, ovviamente operando una drastica semplificazione) cercandone le motivazioni culturali. Ora mi fa venire più il mal di pancia, mi sembra frutto di un'opzione ultimamente disonesta, nel senso di un'opzione che non è aperta del tutto alla realtà:  che nel proporne un modello, censura dei fattori importanti. 

E' meglio stare con gli occhi spalancati come un bambino, allora. 
O come il gattone del film....

martedì 14 settembre 2010

Ogni volta...


Poesia
Originally uploaded by Roby1kenobi
Ogni volta che leggo di poesia
mia moglie diventa
più bella


e ho più voglia
di amarla


ho più voglia
di sentire musica,


di sorridere.


Si solleva il velo opaco
della realtà
e il grande inganno
per un poco si svela.


Si scopre il cuore
di carne


la possibilità laterale
della felicità


Cos' forte che quasi la temo,
questa gioia.


Chi sei tu, dunque,
poesia?

domenica 12 settembre 2010

Osservazione e stupore...

Non è stato per niente difficile. E' bastato ricercare nei plugin di Wordpress, il "motore" di GruppoLocale.it, uno che permettesse di allestire un forum. Ecco che WP Forum Server si è dimostrato pienamente adetto alla bisogna.

Così da qualche giorno GruppoLocale ha il suo forum. Certo, di gruppi di discussione di astronomia ve ne sono diversi, anche in italiano. Anche per questo avevo aspettato... tuttavia l'idea di avere qualcosa proprio integrato nel sito, e anche configurabile con la massima libertà, alla fine mi ha convinto.

Ne sono contento, perchè stanno venendo fuori delle discussioni proprio belle: intendo, che fanno pensare, che aiutano anche a me a riflettere sul mestiere dello scienziato. Ecco un estratto (di un argomento che mi è molto caro, quello del ruolo dello stupore nel conoscere) che riprendo dalla sezione "In cattedra", che tratta di tematiche relative all'insegnamento e alla divulgazione.


More about Solo lo stupore conosce

E' una cosa bella il doppio, anche perché non avevo pensato nemmeno a questa sezione, all'inizio.  E poi è stata fin dall'inizio un'avventura condivisa: devo ringraziare almeno tre persone, Daniela, Sabrina e Gloria (le trovate facilmente nel forum, se volete), che hanno creduto alla bontà di questa idea e si sono applicate con suggerimenti e aiuti, e soprattutto lasciandosi "divertire" e prendere dalle prime discussioni ... Grazie!!





Quote from anglo on September 9, 2010, 17:29
Il cielo è bellissimo e misterioso, ma l’uomo che lo guarda lo è 100 volte di più.
Perciò grazie! Per i misteri che ci svelate, per la bellezza che ci mostrate, per il grande pezzo di realtà che ci fate conoscere… ma soprattutto grazie perchè vi stupite.
ciao ciao
gloria
Miei cari (anzi mie care..),
ripercorrendo i vostri bellissimi interventi, nel tentativo di formulare una “risposta” comune, trovo facilmente un filo rosso che li unisce, ed è proprio quello che è sommamente caro anche a me, ossia la meraviglia e lo stupore. E’ bello che nelle motivazioni per seguire la strada della “scienza dei cieli”, questi siano stati da tutte voi tenuti in grande considerazione, è bello perchè fa l’uomo più “uomo”… un uomo che segue e ascolta i desideri del cuore (ciò che ci spinge a desiderare grandi cose, mi insegnano, è proprio il cuore).
La mia massima preferita è legata a questo, “Solo lo stupore conosce” (di Gregorio di Nissa), che poi è anche il titolo di un bel libro sull’avventura della ricerca scientifica. Io penso infatti che la passione e lo stupore debbano essere coltivati in ogni fase di questa avventura, e in massimo grado nel percorso educativo (come mi confermate voi tutte), solo questo porta a guardare l’oggetto del conoscere con occhi spalancati e vero desiderio di apprendere, solo questo mette davvero in gioco…
E’ vero, un essere umano che si stupisce è spettacolo esso stesso.. quasi più dell’oggetto della sua indagine. Non voglio essere polemico, ma a mio avviso il vivere attuale sembra sospingere lo stupore fuori dall’ambito dell’interesse umano, sostituendolo con l’efficienza, e la meditazione con la prestazione (lo so, qui pesco dalla lettura di Hadjadj!) …. in una contabilità ultimamente triste e senza prospettive. Invece lo stupore va custodito e protetto, è una molla di una capacità incredibile, per l’apprendimento… e per la vita!
Scusate se mi sono dilungato un pochetto… ;-)
Marco

lunedì 9 agosto 2010

Cinque giorni a Cambridge...

Così, eccomi per la seconda volta a parlare di un soggiorno a Cambridge, sempre per il progetto Gaia dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Stavolta c'era da fare parecchio, risistemare le procedure di riduzione dati in vista di una maggiore efficienza. Il giorno si stava all'Istituto di Astronomia, il pomeriggio e la sera si gironzolava per Cambridge, magari con una sosta in qualche pub.



A spasso per Cambridge... :-)

Arrivare a Cambridge non è cosa da lasciare indifferente il mio cuore. E' come un anticipo di autunno, ma dell'autunno che piace a me, dove i colori risaltano e si è come attratti da una prospettiva di intimità con il proprio cuore, dalla possibilità che risuoni con la natura, con i parchi verdi, l'aria tersa, che si allarghi nello spazio intorno...

Poi certo, c'è il lavoro, la sua sfida. Le conquiste e le tensioni. La soddisfazione di un attimo, il timore dell'attimo successivo. Discese ardite e risalite. E' giusto il codice? Va cambiato? Il lavoro fatto finora è adeguato? Lo sto facendo sufficientemente bene? Tante volte mi sono risuonate in testa queste domande (e la risposta dipendeva dall'umore del momento....)

Poi le sere a parlare con i colleghi di Roma, compagni di questa buffa avventura. Capire che ogni persona è un universo, un insieme di giudizi e valutazioni e un punto unico sulla vita e sul mondo. Viene fuori meglio la sera parlando, quando magari si è a stretto contatto per una settimana, che nella routine lavorativa ordinaria. In orario di ufficio si è tutti più trattenuti.


Il contatto discreto con la moglie, come una cornice a tutto quel che succedeva. Due parole al telefono, la sera. I messaggini, più affettuosi del solito, segnali di riferimento per non perdere il tragitto. Seguire il sentiero. Parlavano, anche sotto le parole. Quel che per pudore non veniva scritto a lettere, era comunque chiaro. Dicevano io sono con te, stai tranquillo. 

La sera in stanza leggevo qualche pezzetto di Tracce e di una rivista di computer (il primo per farmi "sentire" sul cammino, il secondo per sgombrare la mente stanca dal giorno passato alle riunioni). Avevo anche La storia infinita ma sono andato avanti poco.
 

Alti e bassi. Ma la cosa di cui sono davvero grato, è che in ogni momento, in ogni giornata, c'erano sempre due o tre cose che capitavano, a volte anche piccole piccole, ma che sembravano arrivare con un significato specifico. Spesso usando la posta elettronica (ma il mezzo è quanto mai ininfluente). Una cara amica che si faceva sentire, un apprezzamento inatteso di un lavoro di qualche tempo fa... Come dire, ecco dove puoi guardare oggi, per sentirti confortato. E' ragionevole ma non viene imposto. A te la scelta....  

Senza forzare la  libertà, ma come suggerendo delicatamente...

Su tutto, la sensazione che malgrado tutte le debolezze, i limiti, esista una strada, che si può percorrere...


martedì 27 luglio 2010

Bianca come il latte, rossa come il sangue

Vi sono libri che instaurano un rapporto particolare con chi li legge. Non dipende solo dal libro, non dipende esclusivamente dal lettore: è come un'affinità che vibra nella composizione virtuosa di chi conosce con l'oggetto del conoscere. 

Questo libro mi è piaciuto molto. Quando un libro mi piace davvero lo capisco perché mi ritrovo, ad un certo punto, a verificare con una certa apprensione il numero di pagine che ancora mancano, come a controllare che vi sia ancora un certo periodo minimo "garantito" prima di dover sbucare fuori. Quando sbuchi fuori da un libro, o da una musica, che ti piace, ti senti grato ma avverti anche un senso di mancanza. Come dire stavo bene lì dove stavo...


More about Bianca come il latte, rossa come il sangue
Biaca come il latte, rosa come il sangue
 (Alessandro d'Avenia)

Non sarà un capolavoro,  ma è ben scritto (e pensato). E la storia di Beatrice, di Silvia e Leo mi ha preso. Mi ha commosso in diversi punti. Mi ha fatto pensare. Soprattutto mi ha  rasserenato, come lo scrivere onesto e non furbetto può rasserenare. 

Perché mi piace? Forse perché è coraggioso nello sdoganare il mondo dell'adolescenza da tanti stereotipi e luoghi comuni. Finalmente l'adolescenza viene riumanizzata.  La malattia di Beatrice è il punto dove la finzione non regge più, e si vede come l'adolescente e l'uomo maturo sono molto vicini, molto più di quanto la percezione comune porterebbe a pensare (ci capita di pensare a compartimenti stagni, perché è meno faticoso: il bambino e il suo mondo, l'adolescente e i suoi problemi, e così via). 

L'adolescente e l'uomo maturo sono vicinissimi perché in entrambi brucia forte una domanda di senso. E che il giovane chiede e cerca un adulto capace di intercettare la domanda di senso (anche a scuola). 
Che se c'è un senso nella vita e nel dolore, se dopotutto ci fosse, esistesse davvero, più tragico ancora del dolore stesso sarebbe il non percepirne nemmeno il riverbero...

sabato 17 luglio 2010

La musica in testa...

More about La musica in testa
Appena terminato il libro La musica in testa. Non resisto a buttare giù qualche considerazione "a caldo"...

Allevi scrittore è stata una bellissima sorpresa. Il candore e l'entusiasmo dell'Autore trapelano irresistibili dalle pagine, il misto di biografia e considerazioni sull'arte e sull'esistenza non è mai pretenzioso ma sempre godibile e mai banale.

Nella sua leggerezza afferra il lettore e lo porta ad apprezzare (e gioire) di una concezione di arte mai "accademica" ma al servizio della gente. L'entusiasmo è il perno dell'ultimo capitolo, ed è un concetto davvero capace di strapparci dalle paludi del razionalismo triste, aprirci la testa e riempirla di musica e voglia di fare... leggetelo, se vi capita. Anzi anche se doveste cercarlo. Consigliato!

martedì 13 luglio 2010

Camminando sulla spiaggia


walking along the beach
Originally uploaded by mcastellani
Sono state nel complesso due belle settimane, quelle passate nel Residence vicino Vieste.

La spiaggia (S. Maria di Merino) è bella larga. Pulita, come il mare. Limpidissimo, in certe ore del giorno. Puoi passeggiare su uno strato di acqua sottile, che fa mille colori. Tieni i piedi al fresco mentre cammini. Abbiamo fatto delle belle camminate lungo la spiaggia: la sensazione del piede nudo sulla sabbia è una cosa quasi preziosa. E la notte il brilluccichio delle stelle e l'aria fresca, le luci lontane come gemme di intima preziosità.

Le litigate dei bimbi ci sono state, l'insofferenza della più grande che si annoiava talvolta, pure. Bei momenti di crisi. Mettiamo in conto tutto.

Eppure ieri già io e mia moglie saremmo voluti tornare. Già, perché ci sono state anche le ottime mangiate di pesce a Terrazza sul Mare (dove si vede il tramonto che, per non essere da meno del mare, dipinge il cielo a striscioline colorate, non dimenticando un bel verde metallico che ti colpisce); oppure la splendida zuppa di pesce nel ristorante un pò sull'interno (e quella signora del ristorante che raccontava della processione da Vieste della Madonna di Merino, e del pellegrinaggio Macerata-Loreto.. chi l'avrebbe pensato.. e quella libreria che aveva Tracce in bella esposizione... ma perché non ci pensiamo mai, a trovare amici dappertutto.. )

Poi Andrea che ormai è grande, mi ha "costretto" ad iscriverlo ad un corso di Katesurf. Bello che si cimenti, si impegni. E' grande e lotta per crescere, di più.

Poi le puntate a Vieste, che ti accoglie con una skyline sul porto, quando la strada fa la curva e poi scende. Spettacolare. Come bello e suggestivo è il paese e pieno di angolini e cose da vedere. Dovrò vincere la pigrizia e scaricare le foto, metterle su web.

Io penso che ci torneremo.

domenica 20 giugno 2010

Il fuoco della poesia

"Mi ubriaca la mente, la accende. Mi fa essere più ragionevole e più matto di libertà. Mi sbatte contro il muro. Mi lancia verso la grande aria del mare. E poi sosta. Lascia appesi col cuore alla luna. Sempre notte, sempre giorno. Non so cosa farci. E' lei, la poesia."

E' contrario ad ogni buon senso scrivere di un libro non dopo averlo letto, ma dopo appena averne lette poche pagine? Penso proprio di sì. Ma tale è il senso di apertura, di liberazione, di gioia per leggere finalmente qualcosa che onestamente parla al cuore, che lo faccio lo stesso.


More about Il fuoco della poesiaPerché è davvero un bene per tutti. Una persona sinceramente appassionata di poesia, attraverso le sue mani, le sue parole, te la riporta viva, reale, ti fa capire che è utile, anzi necessaria (basta pensare a Benigni con la Divina Commedia). Nonostante tutte le operazioni possibili di disinnesco, nonostante tutta la distrazione di "questo tempo duro".

Ci sono dei libri in cui appena leggo due o tre frasi, ma direi due o tre parole, subito respiro meglio, come più largo. Un senso di libertà, una possibilità di gioia che fa capolino di nuovo. Con Davide Rondoni non è infrequente che mi capiti.

"Il mondo chiede di essere messo a fuoco al di là delle prime apparenze. Ci invita. I poeti fanno questo lavoro con le parole. Altri lo fanno con alambicchi e microscopi. O con l'aratro sul campo  o lo scalpello sul marmo. Per cercarne il segreto. Che non smette di parlare, di sollecitare."

La poesia così intesa - ovvero (azzardo io) intesa correttamente - smette di sembrare passatempo per studiosi, si leva di dosso ogni polvere del tempo, torna ad essere necessaria per l'uomo: l'uomo che vuole davvero vivere la sua esistenza nel mondo, scandagliandone il significato. Che non accetta l'anestesia indotta dalla distrazione televisiva media. "Non verranno da loro, e dalle loro tribune, le parole per leggeere e dire le urgenze di questo tempo"

La poesia è per l'uomo (ogni uomo). Basterebbe questo: "Per fare esperienza della poesia (...) non occorre essere esperti di letteratura. Occorre essere vivi, disposti al continuo evento del mondo e del suo segreto"

domenica 6 giugno 2010

Lettera di Rilke ad un giovane poeta

Che ci azzecca il sottoscritto con una "antica" lettera (diranno subito i miei piccoli lettori.. no questa è copiata....) ? Ci azzecca parecchio, come ho avuto modo di scoprire negli ultimi tempi. Non c'è altro posto in cui ho trovato con tanta semplice umiltà, con una prosa piena di rispetto, dipanato il problema se scrivere o no, se insistere o lasciar perdere. E' la lettera di Rilke ad un giovane poeta.  Ascolta:

"Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé."

Si respira una boccata d'aria leggendola, come sempre quando si è davanti ad una cosa vera, le inutili complicazioni cadono giù come un castello di carte ad un soffio di vento. Rimane l'essenziale. 


"...Si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. "


Sono grato ad una cara amica che ha sottoposto questo scritto alla mia attenzione, forse intuendo alcuni dei miei ricorrenti dubbi. Vi ritorno da allora, di tanto in tanto, come si potrebbe risentire un bel pezzo di musica da camera, in cui senza tanto clamore ogni cosa si trova al suo posto, e la percezione di bellezza e verità diventa palpabile. Ristoratrice.

"...guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla..."

Sto lavorando, quando posso, sul mio "manoscritto" stilato durante il concorso del NaNoWrimo 2009 (di cui ho già parlato su questo blog): è un'avventura affascinante e molto gratificante nel complesso - a condizioni di non lasciarsi paralizzare dalle imperfezioni. E in questo la lettera di Rilke si è rivelata ottima medicina, molto più di tante esortazioni trovate in tanti blog "motivazionali" che oggi vanno di moda nella rete. 

Quando un problema viene posto nei suoi termini corretti, si respira.. sempre!! In poche righe, vengono affrontate sommessamente problematiche che - nell'ambito della scrittura creativa - sembrano a volte "immense".. non solo SE SCRIVERE, ma COME SCRIVERE e COSA... 

"rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo..." 

E anche l'atteggiamento verso la vita (come potrebbe essere disgiunto dalla scrittura?)

"Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri..."

Cosa c'è di più bello? Passo e ripasso la lettera e trovo sempre nuovi motivi di stupore... Potrei parlarne ancora ma non è giusto: non sono le mie parole ad essere importanti, ma quelle delle lettera. Da lì le mie parole possono, semmai, (ri)partire... 

domenica 16 maggio 2010

La mia mamma...


Coniglio Contento
Originally uploaded by mcastellani
"Mia mamma si chiama Paola e ha quarantacinque anni.
Mamma sa muovere le orecchie avanti e indietro, lo so fare anch’io e credo che questa cosa l’ho presa da lei.
Quando le chiedo qualcosa lei mi dice quasi sempre di sì! Però la cosa che la fa arrabbiare di più è quando io litico con mio fratello Simone; tipo l’altro giorno, mentre mamma stava al telefono, mio fratello ha cominciato a darmi fastidio, ma io non potevo dire niente a mamma perché stava al telefono.
Non dico che è solo lui che mi dà fastidio, perché quando mi dà fastidio io non resito a stare ferma, non posso stare lì impalata a farmi dare le botte! Bé comunque mamma ha tanta pazienza!!!!!!
Però anche quando non mi metto il pigiama si arrabbia. Ma molte volte le dico che non mi va di metterlo e appena si gira invece ho il pigiama ed è felicissima.
A mamma piace tanto ma tanto la musica che piace anche a me e certe volte la sentiamo insieme.
Quando apparecchia io la aiuto, certe volte la aiuto anche a stendere i panni lavati.
Lei è una grande mamma e le voglio tanto bene!!!
Ma forse la cosa che la fa stare meglio è che quando ho preso un bel voto e le dico la bella notizia è felicissima!!!"

Agnese, 7 maggio 2010

... è così dolce che non posso proprio aggiungere parole... e il coniglio, del resto, è già così contento (e il delfino salterino pure) che non c'è davvero bisogno d'altro, non trovate?


lunedì 10 maggio 2010

Cose di incontri...

Pittrice. Ha fatto varie mostre. Moglie del fratello della suocera. Ti viene a cercare durante la cena che segue una Cresima dove siete entrambi stati invitati, ti dice che ha letto il tuo libretto di poesie e ne è rimasta molto colpita.. 

E quali sono i poeti che preferisci? Ungaretti? Ma sai che ho messo il tuo libro proprio vicino ai suoi... (no no è troppo, speriamo che ad Ungaretti non dispiaccia, che perdoni l'accostamento "arditissimo"...)

Poi, ti parla del tuo stile in modo che tu non ti saresti aspettato, ti cita parti delle tue poesie. Capisci che le ha lette con molta attenzione. Quella su tuo padre, quell'altra... ti parla del modo in cui tu vedi la tua donna, e della delicatezza e del pudore con cui raffiguri le altre... poi parla del Papa, di Cristo, della sua posizione di fronte al cattolicesimo (diversa dalla tua, ma non banale nè aprioristica); si discute delle ideologie e dei loro limiti... 

Ti parla di alcune mostre che ha fatto, di come siano state costruite intorno ad un concetto (come quello del vento) esplorato da diversi punti di vista (letteratura, religione, arte, linguaggio). Ascolti per capire, spinto - diresti -  dalla stessa urgenza interiore di Teresa, la tua interlocutrice.





Una persone di età e condizione certamente diverse, eppure si crea un ponte, su questi argomenti, un dialogo dell'anima che non si cura dei "dettagli"... e capisci pure quanta parte di te passa attraverso le tue piccole poesie... e capisci pure (finalmente) che fatto così banale di averle messe in un libretto ha creato delle occasioni di incontri, inaspettati... 


... e ti dice di continuare, e capisci che non lo dice per cortesia.. 





Cose piccole, cose di incontri...


(rielaborazione di un post su Buzz)

domenica 18 aprile 2010

La bellezza e la gabbia...

Era così. Senza dirlo, senza dirmelo esplicitamente, era così. Da più giovane avevo come tutti, le mie brave idee. Come essere un buon fidanzato, un buon marito, un padre affidabile, presente. Come vivere in famiglia, come vivere sul lavoro. Come affrontare le varie cose. Con le mie idee, i miei valori. Le mie priorità.

Pensavo (e a volte penso ancora) di dover essere, in questo modo, in quest'altro. Dover essere. E di comportarmi in maniera conseguente. Essere percepito dagli altri, in modo coerente con questo, anche. 

E così mi costruivo da me stesso, con le mie migliori energie, una bella gabbia dove rinchiudermi. Una gabbia dove, tristemente (e nonostante potessi dire il contrario) c'era sempre meno spazio per le sorprese, per le sorprese vere.

Qualcosa sta succedendo, in questo periodo. Qualcosa che mi costringe a lavorare per uscire dalla mia gabbia dorata. Anche qualcosa che, sul momento, punge e fa male. Piccole e grandi frustrazioni; poi il toccare con mano concretamente le mie miserie, che stridono con la pretesa di autosufficienza. Le incoerenze cocenti. Che indicano qualcosa di altro, di diverso. Rimandano ad una prospettiva più ampia.

"la prima condizione per capire la risposta all'umano che Cristo pretende di essere è di sentire fino alla sofferenza la propria domanda umana inevasa" (Luigi Giussani)

Oggi pomeriggio ho portato la piccola Agnese al parco. La natura rivestita dei colori di primavera, mi ha allargato il cuore, ha placato un poco le inquietudini, addolcito il misterioso e doloroso senso di  insoddisfazione. Agnese era semplicemente deliziosa, una deliziosa piccola bimba in un parco delizioso. Una bimba bellissima che vuol bene al suo papà, così com'è:  le basta un mio sorriso. Allora un pò ho capito. Vedevo succedere delle cose. Ora, in questo momento. Succedono delle cose.


Una foto presa al parco, oggi pomeriggio...

Io capisco questo. Qualcuno mi vuol bene, conosce il punto specifico del mio cammino, i sui lati belli e le sue fatiche e i dubbi,  e mi parla anche attraverso cose piccole e meno piccole, cose che mi capita di vedere, di attraversare, ogni giorno.

Ce ne ho messo di tempo, per capire. Se non vedo succedere delle cose, davanti a me, in fronte al mio naso, non duro. Se non vedo succedere delle cose, ogni giorno, non posso far nulla di quanto pretenderei, non posso fare un passo verso quei cambiamenti che penso necessari. Per quanta dedizione ci metta, non posso. Ho bisogno di veder succedere delle cose, continuamente. Un amico che si fa sentire, una nuova saggia amica che mi scrive, la natura bella, il suono delle campane che dice (come diceva oggi pomeriggio, l'avrei giurato) "siate felici, siate felici!"

"l’entusiasmo della dedizione è imparagonabile all’entusiasmo della bellezza"
 (Luigi Giussani, citato qui)

domenica 11 aprile 2010

Mammolita


Mammolita
Originally uploaded by mcastellani
Come promesso, ecco il disegno della piccola Agnese, relativo alla sua mamma. Il testo è stato redatto dopo attenta osservazione (e qualche consulto con il papà - avvenuto nella mattinata di ieri - mentre veniva accompagnata in piscina).

Viene "fotografata" la mamma in due momenti "domestici", e le immagini seguono il testo. Dal momento delle pulizie di casa, al momento del "sonno profondo" (come adesso che scrivo...). Riguardo al testo, si noti appena il bodobom che indica assai significativamente l'atto di cascare sul letto, della mia stremata consorte ... ;)

I disegni sono delicati e dolcissimi! Parere "disinteressato" eh!

Gatto Frizzi


GattoFrizzi
Originally uploaded by mcastellani
Sono proprio affezionato alle elaborazioni grafiche della piccola Agnese! Questa è stata prodotta di recente: ho visto che il suo metodo preferito, per comporre scritte e disegni, consiste nel fare in un primo tempo le scritte con il programma TuxPaint, poi stampare il foglio (lì chiede aiuto al papà perché da sola non arriva al bottone della stampante...), poi nella parte rimasta bianca, fare il disegno che accompagna il testo.

E non è davvero delizioso questo gatto che si rotola e si diverte? Io dico di sì!!

Ah, c'é anche un'altra analoga composizione fatta per la mamma, molto molto divertente... Stay tuned .. apparirà prossimamente su questo sito :)

sabato 10 aprile 2010

fiorellini gialli...


fiorellini gialli...
Originally uploaded by mcastellani
Troppo. E' troppo primavera, in questi giorni, e io non riesco a resistere.

Appena dopo pranzo, esco qualche minuto nel parco dell'Osservatorio, per respirare l'aria mite e dolce della nuova stagione. Poi si torna al computer più sereni. e magari più produttivi.

Oggi in particolare, c'erano tanti bei fiorellini, che guarnivano il verde carico del prato, lo alleggerivano con tanti puntini di colore chiaro. Che dicevano, a bassa voce (ma non troppo) "ma che, non ce la vuoi fare, una foto? Ma non siamo carini?"

Avevano ragione loro, senza dubbio ;-)

domenica 4 aprile 2010

Buona Pasqua - Happy Easter


Buona Pasqua - Happy Easter
Inserito originariamente da gigilivorno
"Questa è la sfida davanti alla quale siamo tutti, incapaci di trovare una risposta per i nostri peccati e per quelli degli altri: accettare di partecipare alla Pasqua che celebriamo in questi giorni, l’unico cammino per vedere rifiorire la speranza."

J. Carron

A tutti, i miei migliori auguri per una Lieta Pasqua; con il rifiorire della speranza, rifioriscano tutte le cose buone che abbiamo nel cuore... quelle cose luminose e belle che teniamo nascoste, quasi protette dal mondo, possano trovare, anche attraverso la nostra pazienza (e mendicando l'aiuto di un Altro), compiuta espressione, nel tempo.

giovedì 25 marzo 2010

Farfalle...


Farfalle x two
Inserito originariamente da Giorgio____
(Mattina, interno giorno)

Agnese: "Papà, ma le farfalle sono notturne?"

Io: "Beh non tutte, alcune..."

Agnese: "Ahhh, allora sono sia giornali che notturne!"

mercoledì 24 marzo 2010

La bellezza...


Lost in the Hills
Inserito originariamente da Chip Phillips
L'umanità può fare a meno degli inglesi, dei tedeschi e dei russi, per vivere non ha bisogno né di scienza, né di pane, ma soltanto la bellezza è indispensabile, perché senza la bellezza non ci sarà più niente da fare in questo mondo.


Fedor Dostoevskij


Interroga la bellezza della terra, del mare, dell'aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo…interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un inno di lode. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello in modo immutabile?


S. Agostino

domenica 21 marzo 2010

Primavera...


Little Falling Spring Mill
Inserito originariamente da Uncle Phooey
Proprio stamattina mi è venuta in mente una "vecchia" poesia, pensando al fatto che è il primo giorno di primavera. Una poesia scritta qualche anno fa (dovrebbe essere dell'aprile dell'anno 1997, nientedimeno!), semplice e lineare se volete, ma che insieme a pochissime altre - non so veramente dire nemmeno perché - mantiene nel mio cuore un posto del tutto speciale, e penso che continuerà a farlo.

Ve la (ri)propongo qui sotto. Il titolo è proprio "Primavera".. l'intento è di augurare di cuore un buon inizio primavera. E' il tempo di lasciar filtrare un pò di speranza nel cuore, sciogliere un pò di ghiaccio. La primavera non è la certezza, ancora. Ma è la dolce possibilità, l'eventualità buona che si intravede all'orizzonte... è questo il suo fascino, per me.
Come scrive una mia cara amica proprio questa mattina(e non potrei dire meglio, personalmente!) "Che tutte le gemme dei vostri desideri possano diventare bellissimi e profumatissimi fiori!"


Primavera nelle cose
nuovamente deste,
aperte verso l'abisso sorridente
del nuovo mattino,
ebbro di rugiada.


Anche nei campi esplosi di fiori
di colori orgogliosi
sfavillanti nel caldo sole.


Nei nuovi fiori, anche primavera,
nei nuovi fiori sui volti delle donne,
nei loro nuovi colori.
Nelle promesse credute o solo sperate
nei loro volti,
nella loro (richiesta) tenerezza.


Anche nell'attesa,
che e' speranza,
del bene per se'.


(Roma, Aprile 2007)

lunedì 8 marzo 2010

Marzo: il mese della revisione...

Come ho già scritto, non avrei sperato, all'inizio dell'impresa del NaNoWriMo (in quel di novembre dello scorso anno), che sarei riuscito a portare a termine la sana e saluatare "pazzia" di scrivere un racconto lungo di più di 50.000 parole, in un mese appena. Eppure, grazie al sostegno della mia consorte, la cosa andò incredibilmente a buon fine. Per la prima volta, il mio antico e perdurante sogno di aver scritto un libro - proprio un libro! - era stato realizzato. 

Aver portato questo libro "di qua", dal regno splendente ma virtuale delle cose desiderate, a quello concreto di quelle realizzate: già questo sembrava qualcosa di veramente notevole. C'era però ancora da fare. Ed ecco che le antiche resistenze, i dubbi insinuati dall'implacabile e attivissimo editor interno, ricominciano a prendere consistenza - proprio nella delicata fase della revisione.

La revisione - come sto scoprendo - è fondamentale. C'è ora sulla carta (cioà in un file di OpenOffice.org) una storia, con un inizio e una fine, con dei personaggi, delle tematiche.  Bene, questa c'è, grazie al cielo. Però io "sento" e capisco dove c'è bisogno di raffinare, cambiare delle parti, levigare le molte ingenuità nella scrittura, innestare una complessità maggiore, quando possibile, cercando di essere almeno un poco polifonici, permettendo cioè la compresenza di temi più piccoli accanto al tema dominante., temi che si possano intrecciare.. tutte cose che io (non avendo frequentato alcuna scuola di scrittura) sto imparando da un confronto diretto e tentativamente onesto con il mio materiale.

Da questo punto di vista, è molto suggestivo - per me - scoprire che la scrittura gode di alcune "regole interne" che si possono avvertire semplicemente... scrivendo. Cioè lavorando sul proprio manoscritto, senza particolari conoscenze "teoriche": in un certo senso, è lo stesso oggetto che mi detta le regole per il rapporto con lui.

Se è pur vero che sento attrazione (per lo scrivere) mista spesso ad imbarazzo (per il giudizio severo che dò sui miei risultati), è pure vero che mentirei se non dicessi che vedo praticamente in ogni situazione qual è la strada, la direzione verso cui lavorare per migliorare il pezzo che ho sotto gli occhi. Questa cosa anche mi sorprende, a volte.

In ogni caso, avverto ora il rischio molto concreto che questo manoscritto rimanga ad uno stato di "quasi completamento" per un tempo indefinito. La cosa è certamente possibile, legittima. Ma ho un problema, in questo. So che alla fine mi dispiacerebbe. E tanto. Indipendentemente dalla qualità di ciò che ho scritto. Rinunciare alla revisione fino ad un punto in cui mi ritengo soddisfatto, sarebbe un errore, per me.

Anche per questo mi sono iscritto al National Novel Editing Month (appena ne ho scoperto l'esistenza). L'obiettivo sarebbe di trascorrere almeno 50 ore nel mese di Marzo, nell'editing del proprio manoscritto. Stavolta sento che sarà difficile poter vincere; con tutte le cose da fare e gli impegni, non credo riuscirò a stare veramente 50 ore sul mio romanzo. Però provarci mi piace: più riuscirò a starci, meglio sarà. Più  lavorerò sul manoscritto, più mi avvicinerò al momento in cui finalmente dirò "Ok, così può andare. Ho fatto quello che riuscivo a fare. Ho finito il libro "

...Bel momento, no? ;)

lunedì 1 marzo 2010

Il viaggio...


journey
Inserito originariamente da Manang Epil
E' bello trovare, ogni tanto, il senso dell'essere in viaggio. Pensarsi viaggiatori anche su questa terra, allentare la pressione su persone e cose perché appunto, in fondo siamo di passaggio.

E' bello anche pensare che le cose non si ottengono subito, ma pian piano, camminando.

Non abbiamo già ora tutto quello che vogliamo. Non abbiamo la felicità (pur avendo tante cose). Però c'è una strada, e per questo il cuore - pur in mezzo alle tempeste della vita - può esser più leggero, quasi sollevato. Non sospeso al vuoto, ma appoggiato "su un pieno", una pienezza...

« È bella la strada per chi cammina, è bella la strada per chi va,
è bella la strada che porta a casa e dove ti aspettano già. »

(Claudio Chieffo, La strada)

venerdì 12 febbraio 2010

Fiocca la neve fiocca!


Fiocca la neve fiocca!
Inserito originariamente da mcastellani
Che sopresa stamattina, dopo aver lasciato quel pò di nevicata di Roma che già stava diventando pioggia, arrivare a Monteporzio Catone e trovare tutti i monti intorno, imbiancati. Quasi fosse passata una gigantesca spruzzata di zucchero a velo!

E poi arrivati all'Osservatorio... piombare nel mezzo di una vera nevicata! Presto tutto il parco era imbiancato;qualcuno non era venuto per paura della neve, qualcuno girava (come me) a fare fotografie...

Anche adesso che scrivo cade ancora qualche fiocco. Che buffa sensazione, camminare nella neve mi fa sentire come fossi in Abruzzo, alla casa in montagna. Che silenzio dolce porta la neve che lenta si appoggia al terreno, con pazienza lo decora...

domenica 7 febbraio 2010

Una domenica al cinema...

Metti allora che la piccola Agnese faccia il suo compleanno proprio oggi. Otto anni freschi freschi, e due occhialini sul viso, messi da pochi giorni, che le stanno benissimo (parola mia) tanto che tutti le fanno i complimenti ed anche mamma e papà si rassicurano e si tranquillizzano per il fatto che li porti proprio senza nessun problema...

Allora la mattina si prelevano i suoi amichetti e in due macchine, insieme alla moglie, si portano al cinema, a vedere Alvin Superstar 2. Che spettacolo trovarsi nove bimbi tutti in fila buoni buoni a vedersi il film! Presi gli undici biglietti, mi trovavo in mano un nastro lunghissimo che srotolato arrivava fino a terra! Poi gli immancabili pop corn e l'acqua, e tutti dentro la sala.

Usciamo e facciamo un pit stop da McDonalds, cercando di non smarrire la coordinazione tra fiumi di gente e roba da ordinare. Mentre mangiano, si avvicina una signora e noto che ci guarda interessata.  Chissà. Si allontana, ma poi evidentemente non resiste, e ritorna. Stavolta mi chiede, quasi ammirata: "Ma sono tutti vostri?"

No no, la rassicuriamo subito: sono amici, non fratelli. "Complimenti, comunque" ci dice sorridendo, forse perché li vede tutti insieme che interagiscono abbastanza pacificamente. in effetti è buffo portare in giro nove bimbi... Anche altri passano e sembrano curiosi, ma non si fermano.

Si torna e pian piano si distribuiscono i bimbi ai rispettivi genitori. Ce l'abbiamo fatta, e poi non è stata tanto complicata. Quel che più conta, è che sembra si siano divertiti tutti quanti.

... Ancora auguri, Agnese! Otto anni, due splendidi occhiali, e una dolce curiosità di capire il mondo e cercarne le cose belle, che mi insegna sempre qualcosa ;-)

domenica 31 gennaio 2010

Continuare a scrivere...

How to Write Every Day
Having a great job does not mean I don't want to be a writer. It means I worked damned hard to get where I am and I ought to do the same when I'm writing.

Mi è capitato ieri di rileggere (dalla palestra, mentre faticavo e frugavo nei miei items salvati in Read It Later tramite l'iPod) la frase che apre questo post, e di farci intorno qualche riflessione. Mi ha colpito perché contiene qualcosa di vero anche per me. Diverse volte mi è capitato di sentire il lavoro di astrofisico e la propensione alla scrittura su piani quasi collidenti; in realtà mi sembra di capire ora che non lo sono affatto, non manifestano affatto problemi o contraddizioni alla mutua coesistenza.

Anzi. La libertà supplementare che mi viene dallo scrivere è che, non facendolo per "mestiere", non devo dimostrare il raggiungimento di un certo "standard" o scrivere di certe cose, ma posso farlo per puro piacere. Farlo perché qualcosa dentro mi dice che va fatto.



La cosa finora più impegnativa, in questo campo, è forse quella che mi è "caduta addosso" dopo la chiusura del NanoWrimo: alla fine del mese di "scrittura pazza" avevo un "romanzo" (ci metto le virgolette perché la parola mi fa ancora impressione...) finalmente. Ma un romanzo da rivedere, rileggere, correggere, sistemare con pazienza. Perché ci vuole tempo: perché anche se non sarà un capolavoro deve essere comunque un lavoro "ben fatto", con ltutta a cura e l'attenzione di cui si è capaci; da ciò dunque le revisioni che avverto come necessarie, per togliere almeno alcune delle ingenuità, cercare una buona scrittura laddove è possibile, spezzare l'artificiosità dei personaggi, lasciarne respirare il carattere...

... Pensavo l'altro ieri che dovrei mettere, tra i propositi di quest'anno, un pò più di determinazione nel perseguire i miei obiettivi, senza preoccuparmi troppo della loro difficoltà. Se penso a quando potrò tenere tra le mani "il mio romanzo" stampato, capisco che questa soddisfazione val bene un pò di lavoro. Val bene anche lottare e sconfiggere la paura paralizzante di "non essere in grado".

Vale la pena, sì.

domenica 17 gennaio 2010

terremoto haiti

Mi permetto di riprendere la quasi totalità di un recente post di un blog, La capanna sotto il tavolo, che ho appena iniziato a seguire. Per chi ha un cuore e una ragione che si fa tante domande - soprattutto in momenti come questi  - forse non c'è la necessità di altre parole.

Davanti a tanta sofferenza, io per primo sono tentato di girare lo sguardo. Eppure non è una opzione soddisfacente, lo so, lo sento: vorrebbe dire (anche) perdere qualcosa della propria umanità. E' proprio vero, il mondo mi riguarda.

La capanna sotto il tavolo: terremoto haiti
...Haiti è lontana ma esiste, alcuni amici sono al lavoro e sanno più di me, per chi volesse notizie, per chi potesse, per chi ha un cuore e una ragione che si fa tante domande ecco un link qui
il mondo mi riguarda.
Ciao ciao


domenica 10 gennaio 2010

Papà alto spilungone...

   Certo non è di tutti i comuni mortali, avere la soddisfazione di essere oggetto di una poesia. Non parliamo poi di quando la descrizione che vien fatta sembra - almeno per talune parti - rispondente abbastanza alla realtà (citerò soltanto i piedi molleggiati, leggendo capirete...)

   Pertanto venuto a conoscenza di questo mio indiscusso privilegio, no.. non me la sono proprio sentita di lasciarlo passare sotto silenzio, proprio no! Ecco dunque, senza ulteriori preamboli, la poesia a me dedicata, presa dal quaderno di Simone...

Papà alto spilungone,
ti vesti di verde o di marrone,
cammini sui piedi molleggiato,
e sei spesso per questo sbeffeggiato,
con noi sei invece buono e assai paziente
anche se spesso non meritiamo niente.
Ti vuole tanto bene quel figlio un pò puzzone
di nome Simone.

Che dite? Io "sospetto" anche lo zampino della mamma, in ogni caso...
Comunque, in ossequio al detto per il quale una immagine val più di mille parole (visto che sono riuscito a mettere le mani sul prezioso originale) ecco qui la poesia corredata da una spassosissima illustrazione (per la cronaca, sono io con la borsa della palestra...)