domenica 29 novembre 2009

Un romanzo... in un mese!

Ebbene sì, finalmente posso riscrivere il titolo del post di inizio novembre sostituendo il punto interrogativo con il punto esclamativo... e non è sostituzione da poco! Questa bizzarra competizione a cui ho aderito quasi per gioco, sono incredibilmente riuscito a portarla a termine, nella giornata di oggi, raggiungendo la famosa quota delle 50.000 parole.

Ora ho un "romanzo breve" chiamato "Il Ritorno", di circa 50.300 parole; non avevo mai tentato di scrivere nulla di così esteso, grazie al NaNoWriMo finalmente sono riuscito a dribblare il mio implacabile editor interno che tante volte mi aveva fermato, e andare dritto - con un paio di momenti di crisi in cui il progetto effettivamente è stato "a rischio" - fino alla volata finale di oggi pomeriggio.

Ora ci vorrà senz'altro un esteso e paziente editing. Ma la cosa è andata, l'obiettivo è raggiunto. Ho scritto un piccolo romanzo! Non so da quanto l'ho volevo fare!



Devo sinceramente ringraziare mia moglie Paola, che durante questo periodo mi ha più che sopportato: mi ha incitato e incoraggiato e punzecchiato affinché non lasciassi perdere. Ogni giorno mi chiedeva quanto avevo scritto, ogni giorno mi incitava a continuare. Addirittura (e avendo quattro pargoli non è banale) aveva cura che io avessi tempo e tranquillità per scrivere. Mi sono chiesto più volte come mai., nel corso di questo mese. Perché teneva a questo concorso, in maniera particolare? Non credo. Piuttosto, credo che abbia a cuore che io riconosca e segua le mie inclinazioni e le mie attitudini, tra le quali scrivere é senz'altro una delle importanti, come capisco più chiaramente in questo specifico periodo.. Questo a parer mio, senza tanti giri di parole, è un reale segno di amore, per il quale le sono grato.

 Anche i miei figli (e specialmente Simone) si sono a vario titolo interessati, e talvolta mi hanno spronato.
 
Sono contento di essere riuscito ad arrivare fino in fondo e scrivere la mia novella, superando i momenti di dubbio e di indecisione. E' realmente buffo, ma ho scoperto che a volte puntare a "scrivere e basta" nonostante tutti i dubbi, alla fine paga. Alla fine imbrocchi due o tre frasi in qualche pagina, e sei proprio contento. Quelle due o tre frasi ti fanno sentire in pace, contento di essere riuscito a scriverle finalmente come le volevi. Fosse solo questo, già sarebbe un ottimo motivo per scrivere 50.000 parole, o anche di più.

Poi ancora, il fatto di scrivere mette in moto dinamiche interessanti, ti porta a pensare, a lavorare sui personaggi, a ricercare correlazioni tra i caratteri, le vicende, ad avere fiducia in una storia. Avere fiducia in una storia è bello perché, mi sembra, non possa essere svincolato da avere un atteggiamento positivo verso l'esistenza... Bene, potrei andare a scrivere ancora (evidentemente oggi non mi è bastata la mia quota di parole del NaNoWriMo!), ma non vorrei vincere anche il concorso, se c'è, di post più lungo. :-)

Scrivere è un'avventura che mi piace (oserei dire anzi che mi appare quasi necessaria). Credo che proseguirò.


martedì 24 novembre 2009

Descrivi un animale che conosci...

Riporto il tema di cui al titolo del post, svolto da mia figlia Agnese (sette anni, seconda elementare) ... come vedrete, contiene dei punto davvero divertenti... !

Un giorno comprai una cavia peruviana e mia sorella la chiamò Plunkie.

Era una cavia belllssima!


Era una cavia pelosa, il pelo era color bianco e marroncino chiaro, la frangetta gli arrivava fino agli occhi, le zampe quando la prendi in braccio senti un pò di solletico perché le sue zampette hanno le unghie affilate e rosa, ha un muso carinissimo e dolce quasi sembra un topo, ha anche delle orecchie abbastanza grandi e rosa.

E' grande quasi come un telecomando.

Plunka sta quasi tutto il tempo a mangiare e infatti quando sente il rumore di una busta comincia a fare dei versi tipo "squit". Quando fa squit che muoviamo una busta lo fa perché pensa che è una busta d'insalata o di fieno.

Quando fa le feste si alza in piedi e si appoggia sulla sbarretta di ferro.

Gli voglio tanto bene ed è anche un animale da compagnia!

E' il più bell'animale che ho avuto, solo che è di mia sorella Claudia, ma la prendiamo tutti e la accarezziamo ed è come se fosse di tutti.

Agnese C.




mercoledì 11 novembre 2009

Camminare...


Red Carpet
Inserito originariamente da Rhys Jones Photography

Caro mio, bisogna pur che te lo dica. Sì, bisogna che te lo dica di nuovo, caro me stesso, visto che dici di saperlo già, ma sempre te lo dimentichi.

Ecco qui: non pretendere di risolvere subito tutto, non pensare che tutto debba sempre essere chiaro: cammina anche se il percorso è illuminato a sprazzi...

Camminando, tratta con la massima affabilità il magma di passioni e impulsi che ti si muove dentro.. tratta con affabilità le altre persone, e soprattutto te stesso (che poi le cose sono legate a filo doppio...).

Ragiona: prima era necessario risolvere in maniera fredda, analitica. C'era da farsi una strada, guadagnare un posto nel mondo, acquisire, allargare. Ora è invece assai più necessario accogliere, sostare anche nelle zone d'ombra, pazientare, camminare piano, comunque. Non rigettare niente di se stessi, non porre nessuno "steccato" artificioso, ma accogliere le proprie passioni con affabilità e dolcezza. Baciarle, come dice A. Grun.

Niente più fretta, lavoro paziente sul limare i propri difetti, basta un passettino piccolissimo ogni giorno: e questo è assai bello perchè non pone quasi condizioni... si può fare sempre...

Insomma, mai più l'atteggiamento aridamente cartesiano verso il proprio sè: separare "con le pinzette" le emozioni e gli impulsi, uno ad uno, per metterli sotto la fredda luce di un improbabile imparziale esame, per tentare di "risolvere", "spiegare", enucleare i fattori uno alla volta... mai più, mai più ! Queste cose sono come i quark: non sono separabili, se non a spese di una smisurata energia ... Voglio dire, la dolcezza non è compatibile con la tentazione sottile di questo atteggiamento, i dubbi e i nervosismi aumentano soltanto, ci si rigira nell'aspra irrisoluzione conseguente ad una atteggiamento sbagliato...

Che bella, invece, quella giornata in cui io non ho risolto nemmeno una delle mie incertezze e fatto luce su nessuno dei miei dubbi, ma ho solo imparato ad accogliere queste e quelli con pazienza affabilità e amore verso il tesoro che è la mia vita... in cui allora queste cose non sono più obiezione, ma accolte diventano inaspettatamente "amiche", in un modo che la realtà stessa si addolcisce appena e più colori filtrano alla mia finestra... davvero che bella giornata..!

lunedì 9 novembre 2009

Un romanzo... in un mese?

Mi sembrava una pazzia, anzi un pò mi sembra ancora adesso. Però ho deciso di provare: l' idea del National Novel Writing Month indubitabilmente mi attirava. Per un mese intero, provare a scrivere un "romanzo breve" o "novella" (50.000 parole, da raggiungere entro la fine di novembre). L'idea di questa pazza attività di scrittura è anche quella di ridurre al silenzio il cosiddetto editor interno almeno una volta ogni tanto, scrivendo per il gusto di scrivere senza preoccuparsi troppo della qualità (anzi idealmente, per nulla) ma puntando sfacciatamente sulla quantità.




Il fatto di avere una deadline in effetti aiuta a far si che - una volta tanto - uno si metta a scrivere veramente, invece che a ragionare sull'idea o sull'utilità o sulla sua propensione a farlo. E il dover buttar giù le 50.000 parole, ci si riesca o non ci si riesca, fa sì che uno si lasci andare anche al rischio di scrivere una cosa mediocre o proprio imbarazzante. In ogni caso si sarà imparato qualcosa. E il fatto di lasciare le correzioni per dicembre, e dedicare novembre solo a buttar giù testo, aiuta a comprendere come effettivamente non si può pretendere quasi mai di scrivere da subito una versione ottimale di qualcosa, ma bisogna rischiare di buttar giù il testo e poi passare attraverso le necessarie e inevitabili revisioni.

Dall'altro lato, la dimensione "sociale" che ha assunto tale competizione, con forum, microblogs (provate solo a cercare per "nanowrimo", su Twitter...!) e altre iniziative meno virtuali, come gli appuntamenti per scrivere, nelle varie città, fornisce un valore aggiunto e soprattutto un incitamento quando, dopo i primi giorni di entusiasmo, sopravviene comunque il senso critico e uno magari inizia a dubitare...

Non so se riuscirò a "vincere" il mio primo NaNoWriMo, se alla fine del mese sarò arrivato al fatidico traguardo, ma già sono contento che in questi primi nove giorni abbia scritto le prime 13.410 parole del mio racconto "Il ritorno". Comunque vada, è già un bel risultato per me.

Ok, ora dovrei tornare a pensare a qualche sviluppo per la mia trama. Vediamo....