giovedì 10 dicembre 2009

Amore che muove...


Amore e gioia - Love and joy
Inserito originariamente da gigilivorno

Se ami, sei più te stesso, la tua personalità è esaltata. Quanto ho sbagliato pensando l'amore come cosa per i piu' giovani. Ora capisco che e' una attitudine, una scelta, qualcosa di necessario ad ogni eta'.

La società moderna, nel suo aspetto di deriva verso lo scientismo e razionalismo, ritiene (senza teorizzarlo esplicitamente) che la logica e il ragionamento possano sostituire l'amore e l'affezione, perlomeno nell'età più adulta. In questo coltivando forse una illusione di autonomia e autodeterminazione per l'individuo, intendendo in ultima analisi "libertà" con "assenza di legami". Però così diventa instabile, tentando di negare un motore potente dell'agire umano. Come una macchina che lavorasse senz'oli: non scorre bene, pulita. Tanto è vero che, quasi per una sorta di contrappasso, esalta incondizionatamente, come in un impeto nostalgico, la parte insintuale e più giovanile dell'amore, pure importantissima, ma così portata per così dire da questa stessa esaltazione "fuori quadro".

A mio modo di vedere, la società attuale fatica a comprendere che ogni uomo, in ogni istante, ha bisogno di amore e può dare amore, in una rosa di possibili modalità che vanno ben oltre la sfera sessuale (senza per questo, negarla o svilirla, o peggio operare una sorta di rimozione psicologica).

L'amore vero tocca ogni corda dell'essere umano, lo risana. Per dirla tutta, ho l'impressione che la rimozione della trascendenza come fattore di impatto "reale" nella vita quotidiana, tentata dalla società moderna (e anche questa, quasi mai teorizzata esplicitamente), svilisca l'importanza stessa dell'amore, nella vita dell'uomo.

Mi pare di avvertire che la possibilità dell'amore dell'uomo per l'altro essere umano, si ripari e abbia come una sponda nella relazione di amore per un Altro, con la maiuscola ("Senza che Cristo sia presenza ora - ora! - io non posso amarmi ora e non posso amare te ora", diceva Luigi Giussani). Abbiamo forse perso la cognizione che sempre, in ogni condizione di angoscia o solitudine, si è oggetto di amore, e si può corrispondere all'amore.

..."L'amor che move il sole e l'altre stelle" (Dante)

domenica 29 novembre 2009

Un romanzo... in un mese!

Ebbene sì, finalmente posso riscrivere il titolo del post di inizio novembre sostituendo il punto interrogativo con il punto esclamativo... e non è sostituzione da poco! Questa bizzarra competizione a cui ho aderito quasi per gioco, sono incredibilmente riuscito a portarla a termine, nella giornata di oggi, raggiungendo la famosa quota delle 50.000 parole.

Ora ho un "romanzo breve" chiamato "Il Ritorno", di circa 50.300 parole; non avevo mai tentato di scrivere nulla di così esteso, grazie al NaNoWriMo finalmente sono riuscito a dribblare il mio implacabile editor interno che tante volte mi aveva fermato, e andare dritto - con un paio di momenti di crisi in cui il progetto effettivamente è stato "a rischio" - fino alla volata finale di oggi pomeriggio.

Ora ci vorrà senz'altro un esteso e paziente editing. Ma la cosa è andata, l'obiettivo è raggiunto. Ho scritto un piccolo romanzo! Non so da quanto l'ho volevo fare!



Devo sinceramente ringraziare mia moglie Paola, che durante questo periodo mi ha più che sopportato: mi ha incitato e incoraggiato e punzecchiato affinché non lasciassi perdere. Ogni giorno mi chiedeva quanto avevo scritto, ogni giorno mi incitava a continuare. Addirittura (e avendo quattro pargoli non è banale) aveva cura che io avessi tempo e tranquillità per scrivere. Mi sono chiesto più volte come mai., nel corso di questo mese. Perché teneva a questo concorso, in maniera particolare? Non credo. Piuttosto, credo che abbia a cuore che io riconosca e segua le mie inclinazioni e le mie attitudini, tra le quali scrivere é senz'altro una delle importanti, come capisco più chiaramente in questo specifico periodo.. Questo a parer mio, senza tanti giri di parole, è un reale segno di amore, per il quale le sono grato.

 Anche i miei figli (e specialmente Simone) si sono a vario titolo interessati, e talvolta mi hanno spronato.
 
Sono contento di essere riuscito ad arrivare fino in fondo e scrivere la mia novella, superando i momenti di dubbio e di indecisione. E' realmente buffo, ma ho scoperto che a volte puntare a "scrivere e basta" nonostante tutti i dubbi, alla fine paga. Alla fine imbrocchi due o tre frasi in qualche pagina, e sei proprio contento. Quelle due o tre frasi ti fanno sentire in pace, contento di essere riuscito a scriverle finalmente come le volevi. Fosse solo questo, già sarebbe un ottimo motivo per scrivere 50.000 parole, o anche di più.

Poi ancora, il fatto di scrivere mette in moto dinamiche interessanti, ti porta a pensare, a lavorare sui personaggi, a ricercare correlazioni tra i caratteri, le vicende, ad avere fiducia in una storia. Avere fiducia in una storia è bello perché, mi sembra, non possa essere svincolato da avere un atteggiamento positivo verso l'esistenza... Bene, potrei andare a scrivere ancora (evidentemente oggi non mi è bastata la mia quota di parole del NaNoWriMo!), ma non vorrei vincere anche il concorso, se c'è, di post più lungo. :-)

Scrivere è un'avventura che mi piace (oserei dire anzi che mi appare quasi necessaria). Credo che proseguirò.


martedì 24 novembre 2009

Descrivi un animale che conosci...

Riporto il tema di cui al titolo del post, svolto da mia figlia Agnese (sette anni, seconda elementare) ... come vedrete, contiene dei punto davvero divertenti... !

Un giorno comprai una cavia peruviana e mia sorella la chiamò Plunkie.

Era una cavia belllssima!


Era una cavia pelosa, il pelo era color bianco e marroncino chiaro, la frangetta gli arrivava fino agli occhi, le zampe quando la prendi in braccio senti un pò di solletico perché le sue zampette hanno le unghie affilate e rosa, ha un muso carinissimo e dolce quasi sembra un topo, ha anche delle orecchie abbastanza grandi e rosa.

E' grande quasi come un telecomando.

Plunka sta quasi tutto il tempo a mangiare e infatti quando sente il rumore di una busta comincia a fare dei versi tipo "squit". Quando fa squit che muoviamo una busta lo fa perché pensa che è una busta d'insalata o di fieno.

Quando fa le feste si alza in piedi e si appoggia sulla sbarretta di ferro.

Gli voglio tanto bene ed è anche un animale da compagnia!

E' il più bell'animale che ho avuto, solo che è di mia sorella Claudia, ma la prendiamo tutti e la accarezziamo ed è come se fosse di tutti.

Agnese C.




mercoledì 11 novembre 2009

Camminare...


Red Carpet
Inserito originariamente da Rhys Jones Photography

Caro mio, bisogna pur che te lo dica. Sì, bisogna che te lo dica di nuovo, caro me stesso, visto che dici di saperlo già, ma sempre te lo dimentichi.

Ecco qui: non pretendere di risolvere subito tutto, non pensare che tutto debba sempre essere chiaro: cammina anche se il percorso è illuminato a sprazzi...

Camminando, tratta con la massima affabilità il magma di passioni e impulsi che ti si muove dentro.. tratta con affabilità le altre persone, e soprattutto te stesso (che poi le cose sono legate a filo doppio...).

Ragiona: prima era necessario risolvere in maniera fredda, analitica. C'era da farsi una strada, guadagnare un posto nel mondo, acquisire, allargare. Ora è invece assai più necessario accogliere, sostare anche nelle zone d'ombra, pazientare, camminare piano, comunque. Non rigettare niente di se stessi, non porre nessuno "steccato" artificioso, ma accogliere le proprie passioni con affabilità e dolcezza. Baciarle, come dice A. Grun.

Niente più fretta, lavoro paziente sul limare i propri difetti, basta un passettino piccolissimo ogni giorno: e questo è assai bello perchè non pone quasi condizioni... si può fare sempre...

Insomma, mai più l'atteggiamento aridamente cartesiano verso il proprio sè: separare "con le pinzette" le emozioni e gli impulsi, uno ad uno, per metterli sotto la fredda luce di un improbabile imparziale esame, per tentare di "risolvere", "spiegare", enucleare i fattori uno alla volta... mai più, mai più ! Queste cose sono come i quark: non sono separabili, se non a spese di una smisurata energia ... Voglio dire, la dolcezza non è compatibile con la tentazione sottile di questo atteggiamento, i dubbi e i nervosismi aumentano soltanto, ci si rigira nell'aspra irrisoluzione conseguente ad una atteggiamento sbagliato...

Che bella, invece, quella giornata in cui io non ho risolto nemmeno una delle mie incertezze e fatto luce su nessuno dei miei dubbi, ma ho solo imparato ad accogliere queste e quelli con pazienza affabilità e amore verso il tesoro che è la mia vita... in cui allora queste cose non sono più obiezione, ma accolte diventano inaspettatamente "amiche", in un modo che la realtà stessa si addolcisce appena e più colori filtrano alla mia finestra... davvero che bella giornata..!

lunedì 9 novembre 2009

Un romanzo... in un mese?

Mi sembrava una pazzia, anzi un pò mi sembra ancora adesso. Però ho deciso di provare: l' idea del National Novel Writing Month indubitabilmente mi attirava. Per un mese intero, provare a scrivere un "romanzo breve" o "novella" (50.000 parole, da raggiungere entro la fine di novembre). L'idea di questa pazza attività di scrittura è anche quella di ridurre al silenzio il cosiddetto editor interno almeno una volta ogni tanto, scrivendo per il gusto di scrivere senza preoccuparsi troppo della qualità (anzi idealmente, per nulla) ma puntando sfacciatamente sulla quantità.




Il fatto di avere una deadline in effetti aiuta a far si che - una volta tanto - uno si metta a scrivere veramente, invece che a ragionare sull'idea o sull'utilità o sulla sua propensione a farlo. E il dover buttar giù le 50.000 parole, ci si riesca o non ci si riesca, fa sì che uno si lasci andare anche al rischio di scrivere una cosa mediocre o proprio imbarazzante. In ogni caso si sarà imparato qualcosa. E il fatto di lasciare le correzioni per dicembre, e dedicare novembre solo a buttar giù testo, aiuta a comprendere come effettivamente non si può pretendere quasi mai di scrivere da subito una versione ottimale di qualcosa, ma bisogna rischiare di buttar giù il testo e poi passare attraverso le necessarie e inevitabili revisioni.

Dall'altro lato, la dimensione "sociale" che ha assunto tale competizione, con forum, microblogs (provate solo a cercare per "nanowrimo", su Twitter...!) e altre iniziative meno virtuali, come gli appuntamenti per scrivere, nelle varie città, fornisce un valore aggiunto e soprattutto un incitamento quando, dopo i primi giorni di entusiasmo, sopravviene comunque il senso critico e uno magari inizia a dubitare...

Non so se riuscirò a "vincere" il mio primo NaNoWriMo, se alla fine del mese sarò arrivato al fatidico traguardo, ma già sono contento che in questi primi nove giorni abbia scritto le prime 13.410 parole del mio racconto "Il ritorno". Comunque vada, è già un bel risultato per me.

Ok, ora dovrei tornare a pensare a qualche sviluppo per la mia trama. Vediamo....



mercoledì 28 ottobre 2009

mercoledì 28

..ed è bello, esser grati anche per questi bei colori dell'autunno...!
...come una luce calda che splende anche se è più freddo intorno, il sole oltre le (nostre) nubi...


Posted via email from mcastel's posterous

mercoledì 21 ottobre 2009

Spec Pond Fall Foliage Wilbraham Ma.

Non è forse davvero l'autunno,
la più poetica tra le stagioni,

quella che più delle altre,
favorisce la riflessione,

e di ogni cosa,
(e d'ogni propria condizione)
una più pacata osservazione...

martedì 20 ottobre 2009

into the woods


into the woods
Inserito originariamente da Sheila in Millstone
Così venendo al lavoro oggi,
traversando gli spazi della natura
del primo autunno

mi viene in mente
e gioco con l'idea,
che trovo confortante,

che il sacrificio in fondo
non è obiezione:
non è obiezione
alla verità della propria situazione,

alla consistenza della vita
che si viene vivendo
nella quale siamo posti.

C'è più spazio anche alla gioia,
allora...

venerdì 16 ottobre 2009

Anni diVersi, il primo libro di poesie

E' abbastanza curioso, ma non ne ho ancora scritto nulla, nonostante lo abbia completato da qualche settimana. Eppure è una cosa che davvero, fino a tempi anche recenti, avrei pensato appartenesse al dominio dei sogni. Ma tutto sommato, i sogni sono interessanti perchè a volte presentano delle intersezioni non nulle con la realtà: a volte fanno la gentilezza di diventare materia. Ora, da un certo punto di vista, la premessa potrà apparire esagerata, trattandosi solo (diciamo, finalmente diciamo l'oggetto!) di un piccolo libretto: Anni diVersi è il mio primo libretto di poesie, una collezione elaborata e predisposta per la stampa, grazie alle possibilità offerte dal sito di Lulu.com.

Da tanti anni, con intervalli di maggior e minore convinzione, ho scritto poesie. Un pò tutti i computer su cui ho messo le mani, prima o poi hanno materializzato nel loro disco rigido una cartellina scrivere con qualche poesia, completa o in forma di abbozzo su cui lavorare. Alcune sicuramente le ho anche disperse; in tempi più recenti, per ovviare alla mia tendenziale entropicità mi sono spostato on the cloud e lavoro su Google Documenti: almeno le ritrovo sempre tutte lì. Magari ne riprendo una che all'inizio non mi convinceva e ne traccio una direzione nuova, che più mi lascia indifeso, mi convince a continuare.

Bene, ma tutto questo è ancora nulla, al confronto di trovarsi tra le mani un libretto, un libretto vero, materiale, consistente di una consistenza dignitosissima di cosa, oggetto tra gli oggetti. Semplicissimo ed esistente: che si può aprire, leggere, lasciare appoggiato sul comodino, sul tavolo, sul letto. Esiste, fuori da ogni computer e idea e progetto e speranza e sogno: esiste, finalmente! Che sensazione particolarissima toccarlo, aprirlo, sfogliarlo.



Poi si aprono cammini dall'inizio non previsti, nè calcolati. Che ad esempio ai più vicini e ai congiunti piaccia, e davvero, non è cosa che io consideri scontato, piuttosto mi gratifica realmente. Che la madre lo abbia mostrato alla zia, che ne chieda una copia, mi fa contento davvero. Che apprezzi la poesia sulla scomparsa di mio papà, anche di più: quando la avrei mostrata alla mamma, alla zia, altrimenti?

Così potrei comprarlo solo io, la cosa non perderebbe d'importanza, per me. Anzi sto pensando al libro con i racconti e le poesie, o un secondo libro di poesie. E' bello dare sostanza concreta ai propri sogni.

Così sarei ipocrita se non vi invitassi a leggerle alcune, delle poesie, se volete: il libretto oltre alla versione a stampa permette di essere scaricato anche in forma digitale, e ho fatto sì che fosse gratuita. Se poi voleste lasciare una breve recensione (veritiera, non lusinghiera..) mi fareste certo anche più contento. C'è il tastino "Scrivi una recensione" proprio nella pagina del libro...  ;)



mercoledì 30 settembre 2009

Fiamme antiche


Silent Night
Inserito originariamente da Philippe Sainte-Laudy
Quella mano
che non strinse
- come un flash, ora.

Uno sguardo e un sorriso,
d'altra carne,
prima di te.

Quei gesti immaginati soltanto,
rappresi in possibilità
inespressa

- ghiacciati nel loro arcobaleno,
o come chiusi nell'ambra.

Come già sapessi
che altra doveva arrivare, ancora.

Come eco fosse giunta
da sentieri ancor distanti,
come tu mi avessi
già chiamato

e quasi all'orlo
trattenuto:

dolcemente fermato
in attesa vibrante

di te.

domenica 27 settembre 2009

Autumn Skyline


Autumn Skyline
Inserito originariamente da Witty nickname

Sono nuovi i colori dell'autunno
sono nuovi -
ora.


Le cose stupìte quasi si interrogano
pervase dal quieto sentore
di una rinnovata
meraviglia

lunedì 21 settembre 2009

September dawn


september dawn
Inserito originariamente da Gregor Halbwedl

Bello il commento alla foto... "salto di mattina in mattina, mi sento spinto a godere di questi momenti ancora e ancora. E' come una dipendenza e penso proprio non potrebbe succedere in un altro periodo. La luce, i colori e le impressioni dell'alba autunnale sono così evocatrici!"

E' vero, l'autunno arriva e porta sempre con se un cestino pieno di delicati colori. Ogni volta è un'avventura nuova, solo a metterci dentro il naso..

domenica 20 settembre 2009

Sardinia sunset


Sardinia sunset
Inserito originariamente da mcastellani
Proprio ora, quando finalmente l'autunno si sta facendo strada, quando il caldo afoso dell'estate è ormai mitigato... quando i bimbi tornano a scuola, i grandi riprendono il lavoro...

... Mi viene da ripensare all'estate che proprio ora si viene chiudendo; mi capita di rivedere le foto del periodo passato in Sardegna con la famiglia... e appena percepire le atmosfere, i sentimenti, i luoghi, le compagnie.

Ogni cosa si comprende meglio assieme al suo contrario, si capisce bene quando non riempie lo spazio delle idee, o lo spazio fisico, e per contrasto si portano meglio in luce i suoi caratteri, le peculiarità; ora ripenso all'estate appena trascorsa, e meglio apprezzo i bei ricordi che ho portato con me, che porto fin dentro l'autunno, mite e dai delicati colori..

venerdì 18 settembre 2009

Home Time


HOME TIME
Inserito originariamente da Amblekingrat


...nel mare
d’azzurro insondabile


del tuo amore
mite e fedele....

(Dalla poesia "Lieve")

giovedì 17 settembre 2009

Solitude at Sunrise


Solitude at Sunrise
Inserito originariamente da SkattyKat


...Nostalgici solo
dell'infinita pazienza...

Tornare a scuola... e al blog.

Curiosamente, guardando gli accessi ai miei blog, mi sono accorto di un pò di contatti che puntavano ad un post che ho scritto nel 2007: la "potenza" di Google (e dopottutto questo blog è sotto la sua giurisdizione...) che rispondeva alle ricerche riguardo il "ritorno a scuola" mostrando il mio post.

Allora me lo sono riletto... e mi sono ritrovato di colpo nelle considerazioni e nelle impressioni che avevo due anni fa, al momento della ripresa della scuola per i miei bimbi: è come se le avessi sempre avute in mente, ma non potessi accedervi se non rileggendo quanto avevo scritto a suo tempo. Rileggere quello che ho scritto è sempre un'operazione curiosa, per me. Sarà perchè ho davvero poca memoria, ma spesso è come se leggessi una cosa "nuova" scritta da qualcun'altro. Qualcuno che però (non sorprendentemente, potreste pensare a buon diritto) scrive nel modo che più mi piace, dando rilievo ed enfasi agli argomenti che mi stanno più a cuore, scegliendo le parole che mi piacciono di più.

Scrive come piace a me. Ecco perchè non posso solo leggere quello che scrivono altri, perchè devo scrivere qualcosa di mio. Non è infatti questione di quanto sia imperfetto, quello che scrivo. E' piuttosto questione che quello che scrivo si muove esattamente nel sistema di coordinate che mi sta a cuore; dà respiro ed esposizione a quello che mi "preme". Ne riconosco spesso la bruciante imperfezione ma non posso separarmente, non posso allontanarlo. E' mio.

Allora anche riprendere con più frequenza questo blog mi sembra abbia senso, come proposito per il nuvo "anno scolastico". Twitter, Facebook e cose simili hanno al momento l'esposizione maggiore sul web (e anche io li uso, spesso con soddisfazione). Però uno spazio in cui l'attività di scrivere trovi maggior respiro forse ci vuole ancora. Almeno per me.

domenica 6 settembre 2009

Il bello dell'età di mezzo

More about Il bello dell'età di mezzo Sì, vi sono volte nelle quali, in seguito magari alla lettura di un libro, oppure alla visione di un film, si abbia desiderio come di ringraziarne l'autore, per l'arricchimento che sentiamo più come un "dono" che una nostra "conquista" (e per questo ne siamo appunto grati).

Con le modalità di connessione disponibili nella nostra era moderna, tra l'altro, ciò è spesso diventato una cosa possibile. Così, appena conclusa la lettura di questo libro, ho consultato il blog di Valerio Albisetti, ho trovato il contatto, e mi sono permesso di scrivergli un paio di righe.

Ho pensato poi di riprodurle qui sotto; magari a qualcuno potranno costituire come un "semino" per far nascere la curiosità intorno a questo libro, che a me è piaciuto molto...

Caro Valerio (se mi permetti il tono confidenziale), ti scrivo solo per dirti un grande "grazie!"; ho appena finito di leggere il libro "Il bello dell'età di mezzo", veramente molto bello e, ritengo, davvero "di aiuto" per le persone, come me, nella fase intermedia del loro cammino esistenziale.


In particolare l'ultimo capitolo lo trovo di una progressione "gioiosa" veramente affascinante; capisco come il tuo coniugare psicologia-psicoterapia con la fede sia davvero un'opzione feconda e intrigante.. Ma questo forse, rifletto, è vero sempre: quando non pensiamo alla fede come una cosa a parte, ma le permettiamo di "fecondare" e rendere più - davvero - umane le nostre attività, è sempre un guadagno, umanissimo e prezioso...

grazie ancora, un caro saluto.

domenica 30 agosto 2009

E' giorno di scuola domani?

Un piccolo racconto, sì come si fosse bambino ;)


E' giorno di scuola domani? Sì ancora giorno di scuola. Ecco perchè mamma ci manda a letto presto. Io un pò speravo fosse venerdì, che mamma e papà ci fanno rimanere più alzati. Meglio ancora quando viene papà dal lavoro e dice a mamma e a noi se andiamo a prendere la pizza. Ogni tanto mamma dice che lei ha già preparato, ma poi io so che se insistiamo un pò lei dice sempre "va bene, la roba pronta ce la mangeremo magari domani" e dice di sì e allora andiamo.

Sono contento che oggi siamo andati al parco. Lo so che magari avrei dovuto ripassare la poesia, ma si stava tanto bene a giocare fuori, magari me la ripasso un pò domattina. Meno male che papà l'altro giorno si è deciso a rimettermi a posto la bicicletta. Mi sa che ho fatto bene a chiederglielo quel giorno che era tornato prima dal lavoro, mi sa che allora non era tanto stanco.

Leggi il resto...

domenica 28 giugno 2009

In quel di Sardegna


sardegna castel sardo
Inserito originariamente da rmmaxrmbobo
Che dite, non sembra troppo malaccio, dopotutto no?

Quasi quasi domani vado a vedere di persona... sì sì faccio proprio così! Magari se mi piace, sapete cosa vi dico, mi fermo pure qualche giorno ;)

domenica 21 giugno 2009

Tutti in giro per Roma!

Ogni tanto è bello fare i turisti, anche nella propria città; specialmente se sul bus che porta in giro per i luoghi di interesse della città eterna, si riesce ad andare con tutta quanta la famiglia.. ormai non sono tanti i momenti in cui si può stare tutti insieme, dal più grande al più piccolo, e dunque momenti come questi sono ancora più importanti, anche per i genitori...!


... e meno male che la pioggia ha "aspettato" che finissimo il giro.. ;-)

Posted via email from mcastel's posterous

mercoledì 17 giugno 2009

La tempesta


Follow The Rain
Inserito originariamente da Philippe Sainte-Laudy
Buon vento poi si alzerà sopra le nostre vele...
qual è la rotta giusta solo il Signore lo sa.
(Branduardi, "La Tempesta")

Lei piangeva, piangeva come mai lui l'aveva vista piangere. La sua disperazione era palese. Gli venne fatto di pensare che quando piangeva lasciava però anche intravedere una dolcezza nuova, una mancanza di difesa, una arrendevolezza attraente.

- Ma allora... ma ti rendi conto, ma noi... tutti questi anni? Tutto, abbiamo sbagliato tutto....

- No, questo che dici, è ingiusto. Ingiusto verso te stessa: non farti male, ti prego.

- Ma abbiamo fallito. Fallito, capisci?!

E la sua voce ebbe una virata sulle ultime sillabe: la frase chiuse su una intonazione straziante, che lo toccò nel cuore.

- Come puoi dirlo Marta? Scusa, ma cosa ne sai, in fondo? Che ne sai
di quale strada dovremo percorrere, di cosa attraversereremo?

Si asciugò le lacrime con un braccio. Era rossa nel viso. Ora lo guardava, senza parlare.
Lui allora continuò, facendosi piano strada nel suo silenzio.

- Vedi, non è vero che abbiamo fallito. Del resto, non lo è mai.

- Come? Cosa dici... lo è, non vedi come siamo? Lo è... E ora?

- Cammina. - E così dicendo, abbozzò un inizio di sorriso.

- Eh?

- Ora camminiamo. Continuiamo a camminare. Vieni, dammi la mano. Lascia pure che un pò di pioggia ci cada addosso. Vedrai, la strada sarà bella. Vedrai, pure questa tempesta passerà.Vieni.

martedì 16 giugno 2009

Criceti d'altre terre...

La piccola Agnese, tornando dal parco, alla sorella più grande...

"Claudia, Claudia...! Lo sai che al parco, c'era un criceto d'india ???"


venerdì 5 giugno 2009

Abbondanza.. di papere!

Il papà rientrato a casa, si informa...

- Allora Agnese, sei stata bene oggi con la nonna? Ti sei divertita al laghetto?

- Sì sì! Era bello! Abbiamo preso il gelato... e poi c'erano papere in abbondanza! Si nascondevano all'ombra perchè faceva caldo...

martedì 2 giugno 2009

Carla e Tommaso (un racconto)

Carla si alzava presto la mattina, in quei giorni. Soprattutto in quei giorni, per avere il tempo per capire, per pensare, per ascoltare il silenzio del parco. A ventitré anni appena compiuti, nella casa in cui abitava da sola: la casa che dava sopra il parco, la sua casa nuova.


Carla aveva degli occhi di un azzurro profondo, limpido. Capelli biondi appena un poco mossi, mani lunghe e dita affusolate, e un sorriso docile, un'attenzione viva sulle cose. Pur essendo bella, non lo faceva pesare, anzi molte volte non sembrava esserne davvero cosciente. Nelle conversazioni tra amici, in università, aveva un modo particolare di rischiarare il volto in ampi sorrisi, come piccole gemme che brillavano per un momento, e subito dopo, come per naturale timidezza, si ritirassero. Quei suoi modi delicati e leggeri, avevano incantato Tommaso, fin dalla prima volta che l'aveva vista....

Leggi qui il racconto completo (...se vuoi!)


lunedì 1 giugno 2009

Quale genitore c'è ?

- Simone! Ma come mai ti sei andato a mettere sul divano..? Potevi rimanere a dormire ancora un pò. E' presto..

- No, no, è che sono venuto qui solamente a riposarmi. Volevo solo vedere quale genitore c'è..

lunedì 25 maggio 2009

Oh Vienna...

Tu che ora forse dormi, sotto un cielo diverso, guadagnato attraverso stazioni aereoporti fermate coincidenze e combinazioni di orari. Sei arrivata a Vienna oggi. Il telefono restituiva poco fa una voce dolce ma straniera, che non ci mette in comunicazione appoggiandosi forse a misteriose ma alquanto fredde incongruenze tecniche.

Non m'importa, il nostro linguaggio ci è ben noto e attraversa le distanze. Più che altro riposa un comune approdo, che ci permette di scherzare con gli schizzi della superficie, con le nostre angolature episodiche.

Tu lo sai, lo so io. Ora dormi. Su questo riposiamo. Ora dormi davvero; c'è una storia che continua. Non me la merito, ma c'è.

Oh Vienna. Stamattina andando al lavoro mi veniva in mente la vecchia canzone degli UltraVox.

A presto rivederti, mia sposa.

mercoledì 20 maggio 2009

La costruzione di un racconto

Finalmente sto comprendendo una cosa che - mi sa proprio - per diverso tempo mi ha sempre ostacolato, nei tentativi di scrittura di racconti. Avendo una più lunga esperienza (perlomeno, di prove..) sulle poesie, ho sempre pensato che anche il racconto dovesse avere come principio "aureo" quello della spontaneità e dell'adesione all'estro creativo, magari episodico.

Coerentemente con questo ho guardato spesso con diffidenza - se non con avversione - la procedura, da più parti menzionata e suggerita - di lavoro più "freddo", distaccato e articolato, più "analitico" sul racconto stesso. Ovvero, definire un plot, anche sommario. Rivedere, levare dei pezzi, spostarli. Provare a riscriverli, magari cambiare prospettiva. Tutte cose senza alcun senso (o con un senso molto più limitato) per una poesia.

Per un racconto servono. Il fatto stesso di provarci me lo dice: in fondo, l'oggetto di indagine stesso detta la forma specifica con la quale approcciarlo. Lavorando su qualcosa si assorbe come la "necessità" di alcuni passi, di alcune procedure. Questo l'ho intuito e l'ho fermato subito in parole.

Ora, vediamo se mi convinco ...

domenica 3 maggio 2009

Scrivere fa bene

Mi capita oggi di rileggere alcune mie poesie, più o meno recenti, per organizzare una piccola raccolta da inviare ad un concorso di una rivista letteraria. Curiosa sensazione di piacere (per le parti che mi paiono meglio riuscite), imbarazzo (per le parti che non riesco a migliorare efficaciemente, e che mi sembrano ancora segnate da una certa ingenuità di scrittura)... su tutto, comunque, la sensazione di fare una cosa che mi piace, mi rilassa e mi intriga.

Me lo dico sempre: già questo sarebbe una ragione sufficiente per continuare a scrivere. Al di là del risultato "esterno", un risultato positivo per me viene sempre, quando scrivo. Almeno a me, scrivere (in poesia, in prosa, sul blog, o altrove) fa bene... :-)

domenica 26 aprile 2009

Dell'amore, il riverbero...

Immaginare tutto l'amore che c'è
intorno

Percepirne a volte il riverbero,
come una nostalgia d'infanzia.

Ti penso vestita di una tunica leggera
camminare a piedi nudi su un parquet
di legno scuro

Il tuo corpo che stampa
una forma buona nello spazio

martedì 21 aprile 2009

Seguire la linea...

.. e non è stato forse bello, ieri, affrontare le proprie piccole spigolosità, con il pensiero dolce e "riordinativo" di avere un ruolo, un compito su cui svolgere la vita, che è quello di amare mia moglie (amare! Apparentemente semplice, perennemente rivoluzionario. Al di là del conto spicciolo di quanto dò e quanto ottengo), e di applicarmi nel lavoro (non pretendendo più la perfezione, ma accettando il mio ruolo così come viene declinato nella vita pratica...)?

Mi sono accorto anche che le cose si declinavano meglio, più ordinate. C'era meno senso di dispersione. Ero all'inaugurazione della Torre Solare a Monte Mario, e sentivo che non c'era niente da eccepire, da riflettere, da ruminare. Ero lì perchè dovevo stare lì (forse non si capisce... però è così) E la cosa era pacificante. Accettavo il mio ruolo. Facevo quello che dovevo fare: ma non "dovevo" nel senso di costrizione.. piuttosto, nel tentativo (imperfetto quanto si vuole) di adesione alla linea della mia vita. Allora anche le cose si sistemavano un pò più accoglienti, i rapporti con le persone si addolcivano (e si facevano migliori), la curiosità per il lavoro e le cose intorno poteva emergere...

Lo scambio di parole con il direttore (che ha ringraziato anche me per essere stato presente), i colleghi. Gli amici.

La linea della mia vita (hold the line...). Che non è da inventare, ma da riconoscere...

Posted via web from mcastel's posterous

lunedì 20 aprile 2009

Continuare a giocare...


Piccoli appunti per oggi:

  • faccio delle prove di scrittura (su un tema privato) e arrivo a qualcosa che mi piace. Cerco di cambiare una cosa scritta tempo fa, in questa luce non mi piace lo stile adottato. Curioso che mi viene sempre da mutuare lo stile dall'ultimo libro che sto leggendo. La quantità di stili diversi è impressionante. Ogni scrittore è un mondo.
  • Ho capito che a questo punto della vita, devo continuare a giocare. Mi serve. Non posso sempre chiedermi se sto facendo una cosa utile o perdo tempo, basta: se sento di farla, la faccio. Sennò il nervoso non passa. Oggi ho tradotto in inglese un post lunghetto che avevo scritto su SegnaleRumore, così perchè mi andava di farlo. La cosa bella è che sono arrivati (sul microblog di Identi.ca) dei commenti che dicevano dell'interesse del post, mi ringraziavano di averlo tradotto.
  • Mi sa che.. permettendomi un pà di gioco... sono stato più paziente e sereno della media, e mi sa che i bimbi l'hanno apprezzato. Paola l'ha apprezzato di sicuro, me l'ha fatto capire anche con gesti e parole semplici, sincere e ne sono contento.

Posted via web from mcastel's posterous

domenica 12 aprile 2009

Si può fare

Cercare parole nuove
in questo dolore
con questa distruzione che pervade

come si può,
vedi.. come si fa

eppure
...vibrare la speranza
e magari

rischiarsi in un filare di parole,
vedi
forse si può fare

e mi commuove il tuo sorriso
che illumina ancora
chilometri di oscure gallerie

tu che mi vedi
tu che ancora mi ami
e mi riporti

nei tuoi deliziosi contorni,

mi riporti
a sperare


Buona Pasqua di Resurrezione! Nonostante il dolore, le cose belle vinceranno. E niente mai (nessuna piccolissima cosa) andrà perduto. No, niente andrà perduto, ma tutto sarà amorevolmente custodito... proprio come chiede il cuore... Sì sì, proprio come il cuore esige...

mercoledì 25 marzo 2009

Fine settimana sulla neve...


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Inserito originariamente da mcastellani
E' stato carino passare il fine settimana in Abruzzo, in compagnia di una coppia di amici e dei loro tre figli (con i nostri due più piccoli, eravamo quattro adulti e cinque bambini).

Il tempo è stato buono sabato, e decisamente soleggiato la domenica, il che ci ha permesso di stare fuori parecchio. E quanta neve ancora... !!

Tanto che la stradina che porta alla casa era completamente ricoperta di un sofficie manto bianco, e le macchine le abbiamo dovute lasciare piuttosto lontano... ma anche camminare un pò nell'aria fresca e pulita della montagna, soprattutto a noialtri usi all'atmosfera semiopaca dell'ambiente cittadino, non può che far bene ;-)

lunedì 16 febbraio 2009

Da quella volta.. una storia che cresce

Ieri siamo stati in pizzeria per fare un pò di festa a mia moglie, in occasione del suo compleanno. I bimbi nel complesso sono stati buoni e la serata si è svolta in maniera piacevole.

Forse però quello per cui più mi piace ricordare l'occasione della ricorrenza di ieri, assieme con quella appena precedente del giorno di S. Valentino, è il regalo un pò particolare che ho fatto a Paola: è un breve racconto, "(Da) quella volta", che ho scritto attingendo ispirazione dalla nostra storia di innamoramento e amore, e che sono riuscito a completare (o almeno a mettere in una forma che mi pare accettabile) proprio in tempo per poterglielo regalare.

Così, mi viene da pensare, è bello poter scrivere, ed è un'emozione
particolarissima vedere quanto il proprio lavoro, artigianale o
dilettantistico quanto pur si voglia, viene apprezzato... è un come
ammirare un raggio di luce purissima, il vedere che si riesce a toccare il cuore di qualcuno, con le parole. Con parole che rimandano ad una storia, unica e straordinaria. Unica come quella di ognuno di noi...

martedì 3 febbraio 2009

Il cammino misterioso...


The Mysterious Path
Inserito originariamente da Philippe Sainte-Laudy
Certe volte la strada non è chiara --
non è chiarissima fin dove vorresti vedere
lo sai,
a volte devi accontentarti di fare

un passo alla volta :

di fare luce, pian piano che cammini.

Vorresti fare chiaro tutto intorno
ma capisci che non puoi
-- oh no!, Non sempre puoi -

e se lo accetti - quando infine lo accetti -
fiinalmente ritorni
nella pace

e cammini,
di nuovo....

"E' bella la strada / per chi cammina
E' bella la strada / per chi va..."
(C. Chieffo)

domenica 1 febbraio 2009

I am a Dad!!


I am a Dad!!
Inserito originariamente da Richard Buttrey
Per quanto possano esserci giornate faticose,
per quanto possano esserci problemi problemini o piccole incomprensioni
essere un papà è un'avventura buffa e straordinaria
alla quale forse (grazie al cielo) non mi abituerò mai per davvero...

mercoledì 28 gennaio 2009

Partendo per lilghinterra...

Trascrivo il compito che ha fatto la piccola Agnese (sei anni) venerdì scorso, mentre ero a Cambridge, perchè lo trovo semplicemente.... delizioso! Mia moglie me lo ha mostrato proprio stasera. Eccolo qui:


Io non ho un amico che viene da lontano perà vorrei averlo.

Se avessi un amico che viene da lontano mi farei raccontare come è il suo mondo tipo l'Africa perchè vorrei vedere gli animali che io non conosco.

Mio papà però lunedì scorso era partito per lilghinterra e quando torna vorrei farmi raccontare come è stato, come è l'Inghilterra, se gli è piaciuta e se si è divertito, sono contenta di farmi far sapere delle nuove cose!

Lunica cosa che mi dispiace è che papà non c'è quindi mi dispiace un pò però parte per questioni di lavoro, mio papà è un astronomo.

sabato 24 gennaio 2009

Cambridge (e Londra), quinto giorno


In London
Inserito originariamente da mcastellani
E' il giorno della partenza, del ritorno a Roma.

Ci alziamo e facciamo come di consueto colazione all'inglese nel "nostro" Bed & Breackfast (dopotutto, ci siamo solo noi...). Salutiamo il padrone di casa che viene la mattina a prepararci la colazione (specificando a sua domanda che siamo entrambi della Roma: no no, non della Lazio). Poi ci avviamo a piedi verso la stazione dei trani di Cambridge. Non è molto vicina ma ne approfittiamo per ripercorrere un pò tutto lo scenario che ci ha fatto compagnia in questi giorni.

Il treno ci porta a King's Cross. Poi ci dobbiamo spostare a London Bridge perchè il weekend la tratta per l'aeroporto è spostata in questa stazione, così ci immergiamo nella celebre metropolitana londinese, ovvero entriamo dentro la mitica The Tube (anche se solo per poche stazioni).

Usciamo in superficie e ci troviamo come catapultati in mezzo alla metropoli, a due passi proprio dal Tamigi. Sul ponte si gode una skyline incredibile, l'occhio spazia su una estensione di palazzi e monumenti e costruzioni davvero ampia. E' come un colpo d'occhio globale, ancor più prezioso per noi che non possiamo permetterci il tempo di addentrarci nella città.

Ci facciamo fare una foto sul ponte da due turiste, poi ci avviamo su una stradina che costeggia il fiume. Dopo poco troviamo un pub dall'aria sfacciatamente inglese, ed entriamo per una birra. Dentro l'atmosfera calda tipica di questi posti, colori scuri, abbondante uso del legno. Molto congeniale al mio carattere, per quanto mi conosca. Lo trovo piacevole e riposante, infatti.

Il tempo è poco e dopo la birra siamo costretti a ritornare verso la stazione. Arriviamo ai treni e troviamo quello che parte per l'aereoporto. Ci mettiamo sul treno e rimaniamo un po' tranquilli, ognuno con i suoi pensieri. Il bello di andare con il treno è che si può pensare; anzi, se le condizioni di viaggio lo permettono, è il luogo ideale per riflettere: insomma, sei sganciato dalle contingenze geografiche-relazionali, per così dire. Scorri tra le varie situazioni, sicchè hai più gradi di libertà e puoi meglio pensare, fare connessioni; puoi vedere da una prospettiva più allargata anche, a volte, la tua situazione di vita; allarghi la mappa e vedi meglio il punto che dice "voi siete qui".

In aereoporto ci concediamo un piccolo pranzo in un fast food. Guardo le persone, le cose, con la consapevolezza che tra poco sarò sbalzato in un ambiente e un posto completamente diverso; come ho capito, fa parte dei "pros and cons" dei viaggi in aereo. L'aereo ti collega rapidamente, troppo rapidamente, tra due punti distanti, tra due situazioni di vita diverse. Mondi di abitudini e stili di vita spesso profondamente diversi. Rimane poi alla tua mente cercare di ricucire, interpolare: creare una traiettoria logica e sensata da A a B. Ma è vero, il nostro cervello fatica ad abituarsi al mondo moderno che noi stessi abbiamo creato (come imparo leggendo l'intrigante libro Risk di Dan Gardner, acquistato proprio in aereporto).

Arrivati a Fiumicino ci portiamo rapidamente alla stazinone dei treni. Càspioli, ci è sfuggito appena il trenino giusto, dobbiamo aspettare un pò per il prossimo. Allora ci portiamo in un baretto per mangiare qualcosa. Si parla del lavoro da fare, come organizzarsi al meglio, come raccontare quello che abbiamo fatto ai colleghi rimasti a Roma. Il giorno ormai sta volgendo al termine. Solo stamattina stavo a Cambridge, poche ore fa camminavo a Londra presso il Tamigi. Ora sono vicino Roma.. tutto in un giorno. Mi sento stanco, ma anche parte di qualcosa, con l'inestricabile miscuglio di gratificazioni e responsabilità che questo sempre comporta.

Il treno ci consegna a stazioni diverse, così il nostro viaggio di ritorno ormai ci divide, riconducendo ognuno di noi alla sua vita ordinaria, alla situazione normale che si è costruita - o che gli si è sedimentata intorno, col tempo. Confesso che un pò mi dispiace uscire dallo stato di "eccezionalità" che questo breve viaggio comporta. Fatico a rientrare nel mio stato normale, una voglia di novità mi serpeggia dentro rendendomi inquieto, ed è particolarmente pungente quando inizia a venir appena soddisfatta, come in questo caso. Devo razionalizzare, capire quanto è importante l'umile stare in famiglia; il semplice esserci. D'altra parte, è proprio il semplice atto di essere presente, che più viene apprezzato. Nessuna guittezza, niente da inventare. Stare, qui.

Tornare, insomma. Eccomi qui; il giro si è completato, l'anello si è richiuso sul punto di partenza. Ma non è un viaggio a misura nulla: un progetto che avanza, un timido passo in più per una maturità di vita, di lavoro, di rapporto con i colleghi. Qualcosa riporto, a casa.

Ed eccomi, finalmente, a casa. Home, home again...

venerdì 23 gennaio 2009

Cambridge, quarto giorno

Ultima giornata di lavoro a Cambridge per la pipeline di Gaia.

La giornata lavorativa si è aperta con la teleconferenza con gli altri capoccioni di Gaia della nostra unità CU5. Tale incombenza ci ha preso gran parte della mattinata, ma era comunque una cosa che andava fatta.

Un eccitante intermezzo è stato il pranzo per il quale ci hanno accompagnato a Grantchester, una piccola località a pochi minuti di macchina da Cambridge. In se la cosa non mi diceva niente, fino a quando Francesca ha detto una qualcosina del tipo "Per caso a qualcuno di voi piacciono i Pink Floyd? Perche' proprio da queste parti si sono conosciuti..."

E mi si è accesa una lucina in testa, il pensiero è andato alla mitica Grantchester Meadows, i prati di Grandchester, ovvero proprio i prati che stavo osservando in quell'istante! Il resto della comitiva si è divertito di fronte alla mia palese eccitazione... Ma no, in questo caso non potevo davvero contenermi: i prati di Grantchester, dunque, non sono (erano) solo una traccia su un antico disco di vinile. Ci sono, realmente. Ci stavo praticamente sopra.

Ad onor del vero, devo tuttavia specificare che in mancanza di tale informazione mi sarebbero sembrati prati assolutamente normali: ma tant'è, ormai vedevo tutto con un occhio diverso...

Grantchester Meadows

I prati di Grantchester... sembrano prati come gli altri, non trovate?
Non però per chi è cresciuto col classic rock dei seventies...



Pomeriggio trascorso a lavorare ancora cercando di fissare alcuni punti sulle procedure che dovremo scrivere o modificare. Avanti con pazienza: "inesorabili"...

La sera siamo andati a mangiare al ristorante spagnolo, e poi ci siamo infilati, io e Luigi, in un cinema. Certo non è facilissimo per me comprendere i dialoghi in inglese, anche perchè il film lattiginoso (guess?) affrontava temi sociali e politici piuttosto impegnati (oh... io invece cercavo una commedia leggera ma stavolta ho toppato in pieno!) e i dialoghi avevano davvero una importanza centrale. Comunque è stata un'esperienza; credo che con un pò di allenamento anche il parlato inglese può diventare progressivamente più intellegibile...

Ma il bello è arrivato all'uscita del cinema, alle undici circa, la sorpresa... pieno pieno pieno di ragazzi e ragazze in giro, molti dei quali che palesemente entravano o uscivano da delle feste, alcuni dai locali. Siamo rimasti ambedue basiti, davvero: dov'era mai finita quella fin troppo tranquilla cittadina alla quale ci eravano ormai abituali, nei giorni addietro? Assolutamente trasformata, completamente diversa! E le ragazze, alcune davvero (ehm...) molto graziose, che sfidavano allegramente il clima invernale con un abbigliamento succinto, e con quelle gonne così corte...

Insomma, mentre eravamo all'interno del cinema, fuori era avvenuta una sorte di mirabile metamorfosi. Ed era tutto uno splendore di vita quello che sfilava gagliardo davanti ai nostri occhi, mentre noi passeggiavamo, sorpresi e tutti intabarrati nei nostri cappottoni!

Well, con questo la trasferta inglese è praticamente terminata. Domani si riparte: trenino per Londra, poi verso l'aereoporto. Domani sera siamo a Roma. Arrivederci Cambridge, speriamo di poterci rincontrare, non troppo in là...

giovedì 22 gennaio 2009

Cambridge, terzo giorno


From my window...
Inserito originariamente da mcastellani
Giornata piena anche oggi. Nottata un pò tormentata da alcuni randomici risvegli, ma nel complesso sono riuscito a dormire il tempo sufficiente.

Arriviamo all'istituto dopo aver imboccato per errore una strada che ci portava dritti dritti in un allevamento di bovini. Dopo un bel pò di "muuu.. muuuu..." che io intendevo come "Guarda capo che te stai a sbaglià! Non è questa la strada!" ci siamo corretti e siamo arrivati finalmente alla meta.

La giornata è trascorsa in maniera per me psicologicamente piuttosto altalenante, tra gli attimi di micro-sconforto per come mi accorgevo di non padroneggiare ancora adeguatamente la complessa e intricata materia, ad altri di confidenza e maggior sicurezza, allorquando la discussione si portava su cose in cui mi sembrava di essere riuscito a fare un pò di luce, o meglio ancora quando a domanda diretta, mi trovavo a spiegare cosa sono le classi astratte e quando si devono usare.

Ok, ho ancora molta strada davanti, nel mio prefissato obiettivo di prendere tutte le cose con calma e ponderatezza. Forse non sono abbastanza umile: vorrei sempre portare subito il mio contributo, mostrare le mie qualità, evidenziare una mia confidenza. E non è sempre possibile. Poi certo, magari basta che capisco qualcosa e mi rassereno immediatamente. Lo confesso, alcune volte vorrei avere un distacco maggiore, sono certo che gioverebbe anche e proprio al lavoro da svolgere. Questo sul piano ideale, nell'ottica del lavoro su se stessi. In ogni caso, stavolta non demordo. Le cose fatte non son affatto zero; e quelle non ancora chiare, si chiariranno: dopotutto, come dice il mio collega, non c'è nessuna fisica particolarmente complicata dietro.

Intanto stiamo facendo un lavoro che penso abbia una sua importanza, ed è importante anche che noi questi giorni si stia qui.

Cena al pub con Luigi, la borsista rumena conosciuta ieri, poi Marco, Francesca e il loro bimbo Martino, che curiosissimo andava avanti e indietro ad esplorare l'ambiente, Mi ha fatto pensare a qualche anno fa, quando avveniva lo stesso con i bimbi miei. Com'è che mi capita più spesso di pensare al tempo che passa, ultimamente? A volte anche con un attimo di sbigottimento, non posso negarlo. Questo è stato praticamente anche il tema dominante della conversazione avuta con Luigi, rientrati in un quieto Bed and Breackfast tutto per noi, dopo la cena.

Eppure c'è qualcosa. che mi dispiace non riuscire a portare in superficie nei discorsi. Sì, mi dico. C'è una risposta al passare del tempo, si può trovare. O forse - meglio - ci si può lasciar trovare. Consentire appena di essere amati, dire di sì. Lasciarsi abbracciare, consolare, consolare fino in fondo, di tutte le amarezze umane, lasciarsi lenire le ferite .... E lasciarsi pure perdonare tutti i dubbi, tutta la poca, troppo piccola fede, la così minuscola fiducia, i piccoli e grandi tradimenti...

Quanto è dolce, quando viene, la certezza di essere amati tanto, così tanto. E' di qualche momento, magari di qualche attimo fugace. Possiamo solo domandarla. Ma quando accade, quando ri-accade, mamma mia com'è contento il cuore, e giovane, giovane, sempre giovane, come quello di un bambino che gioca... forse perchè è quello che cerca, forse perchè non cerca nulla di meno...

mercoledì 21 gennaio 2009

Cambridge, secondo giorno


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Inserito originariamente da mcastellani
Guarda tu, se gli uccellini a Cambridge devon essere così mattinieri!

Potevo dormicchiare un altro pò, ma di buon mattino un "simpatico" volatile - strategicamente appostato nei pressi della mia finestra - ha cominciato con buona insistenza a fare "Marco svegliati! Marco svegliati!" e così avanti...

Che fare? Per non contrariarlo troppo, alla fine mi sono alzato. Nonostante la doccia facesse le bizze (tipo, appena mi avvicinavo si spegneva il flusso dell'acqua e quanto mi allontantavo si riapriva), la colazione è stata tale da ricompensare le piccole contrarietà: uova, pane tostato, kellogs, latte e caffè, burro salato..

La camminata fino all'istituto è stata lunghetta ma salutare. Non è affatto sgradevole il posto; sono davvero godibili gli scenari con le piccole casette, i parchi verdi ricoperti da uno strato di sottile ghiaccio (il tutto così irresistibilmente "inglese"), l'aria pungente ma non troppo, nel complesso, la sensazione di stare in un posto raccolto ma al medesimo tempo niente affatto angusto.

La giornata è passata lavorando con Francesca e Giorgia, che si sono messe gentilmente a nostra disposizione. Le cose apprese sono state diverse, e importanti per il nostro lavoro. Ancor più abbiamo capito come effettivamente sia necessario spostarci, muoverci, andare a chiedere e ad apprendere là dove vi sono le persone competenti. No no, non si puà far tutto dalla propria scrivania, malgrado le tecnologie più raffinate a volte inducano a pensare il contrario: il contatto con realtà e persone è ancora una cosa insostituibile.

La giornata si è conclusa in maniera ottima, con una godibilissima cena al ristorante indiano, ove io e Luigi siamo entrati quasi per caso, mentre giravamo in cerca di un posto per mangiare.

Contrariamente ai nostri timori, con poco più di trenta sterline abbiamo onorevolmente mangiato in due, ed anche in maniera soddisfacente. Era davvero tantissimo che non mangiavo al ristorante indiano; i sapori mi hanno sorpreso, ma in senso gradevole. L'appetito è venuto mangiando una specie di antipasto fatto da sottili sfoglie di qualcosa tipo pane, condibile a piacere con salsette varie. A questo è seguito un piatto di carne arrostita, e una doverosa insalata.

Rientrati alla magione, si buttan giù queste due piccole note. Oggi è Sant'Agnese, perccato solo non poter fare gli auguri di persona alla piccolina a casa. Comunque, tra poco a nanna, domani si continua su Java!

martedì 20 gennaio 2009

Cambridge, primo giorno


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Inserito originariamente da mcastellani
Giornata itinerante, occupata dallo spostamento da Roma a Cambridge. L'arrivo all'aereporto, il passaggio al controllo bagagli, passaporti e formalità varie. Poi un'oretta e mezza d'aereo, passata un pò dormicchiando, e poi sbuchi fuori e risuccede: sei in altro differente universo. Un altro posto da dove ti trovavi la mattina stessa, pochissime ore prima.

Non viaggio molto, ma quel poco che viaggio è una cosa che mi colpisce sempre molto. Ma come - penso - la mattina mi trovo a Roma, e dopo pochissimo sono catapultato in un posto diverso, dove la gente parla e si veste e si muove in maniera differente (anche se magari non così differente, rispetto a qualche anno fa). Stranezza dei viaggi in aereo. La mente avrebbe bisogno di più lentezza, di un tracciato anche temporale, uno svolgimento che avviene nel corso del tempo, per abituarsi, per abituarti.

Giriamo a Londra per qualche decina di minuti; benchè si sia nel primo pomeriggio, mi pare già caotica, grande, articolata; al primo contatto forse indecifrabile. Non so che giudizio riportarne: i dati sono troppo pochi. Cerco di ricordarmi di quando ci sono stato da ragazzo; sono passati troppi anni, non sono certo se gli eco che mi arrivano nella memoria siano reali. Guardiamo le mappe, lo dico a Luigi: volevo cercare Celsea, il quartiere dove avevo alloggiato, con mia mamma e i miei fratelli, tanti anni fa. Ma la città è grande e noi siamo con tutte le valige; si decide di proseguire verso Cambridge.

Ripartiamo da King's Cross e ci inoltriamo nella campagna inglese. Si vedono pianure verdi, mucche, campi da golf. Le casette tutte uguali uguali.

Cambridge mi dà un'impressione tutta diversa. Forse le dimensioni ridotte permettono che la mia mente possa comprenderne meglio qualcosa al primo contatto. Sento un senso di pace che mi conforta, l'ambiente più tranquillo mi rinfranca, assieme alla veduta d'insieme di un posto che mi pare gradevole.

Si cammina fino al Bed & Breackfast, osserviamo la gente che cammina, i volti. Quanta gente che non è inglese (ma a Londra ancor più): indiani, neri, orientali, gente di tante razze. Coesistono e si muovono nello stesso ambiente, con tranquillità.

Arriva il tipo e ci fa sistemare nelle camere. L'ambiente è carino, pulito, accogliente. Scendiamo ed andiamo a mangiare Fish and Chips, in una specie di pub che abbiamo trovato lungo la strada. Il cibo mi pare buono, il prezzo è modico (meno male, chè le sterline qui sembrano volare via...); c'e' un caminetto e divanetti e sedie. Ci dicono di sistemarci dove ci pare. Ordino e pago subito, la ragazza dopo poco ci porta i piatti.

Mangiamo e parliamo di Gaia, dell'Osservatorio e dei suoi direttori, dei gruppi scientifici. Di quelle parti dell'astronomia che sembrano avere futuro e quelle che sembrano quasi ferme. E' vero, in alcuni campi sembra che ormai si lavori sui dettagli, il quadro è abbastanza consolidato. Non è così per tutto, però.

Rientriamo e mi metto a leggere un pò su Gaia. Faccio un paio di telefonate, apro la televisione dove c'è la cerimonia di insediamento del presidente americano, butto giù queste note. Pensavo quasi di no, ma lo so che l'impulso a scrivere è forte e non si può evitare, almeno quando si è in viaggio. Fermare le impressioni, anche se piccole, minime. Magari non le legge nessuno, che importa: farlo,mi aiuta a capire, a rendere a me stesso un pò più intellegibile il mondo.

...To Cambridge!


Hot colours in winter
Inserito originariamente da Edivaldo de Oliveira
Beh, non so se sarà così.. fiabesco ed idilliaco come la foto che ho trovato su Filckr, però chissà...

Insomma, domani si parte per Cambridge (Inghilterra); sarò lì qualche giorno per lavorare con altre persone del team di GAIA, il satellite di ESA che dovrà essere lanciato tra un paio di anni.

Come al solito (tendenzialmente casalingo e come un gatto, diffidente di ogni pur minimo spostamento di assetto di vita e situazioni) al momento non ho grande voglia di partire. Però poi il flusso delle cose spesso mi prende, le esperienze arricchiscono, e capita che si torni contenti di quanto è capitato e quanto (lavoro, rapporti, etc..) è stato fatto... speriamo sia vero anche questa volta!!

Certo va detto che è anche un ..ri-torno: ci sono stato già, ma moltissimi anni fa. Ero appena un ragazzo, pù piccolo di alcuni dei miei figli ora. Chissà se ritroverò qualche atmosfera, qualche accento sepolto nella memoria... Sarà interessante anche per questo.

Allora.. a Cambridge, forza Marco...!

domenica 18 gennaio 2009

Aspettando primavera...


Primavera. Spring.
Inserito originariamente da mclinus
Oggi passeggiando con la piccola Agnese, ho capito chi sarà il più lesto a scorgere l'arrivo della primavera. Infatti mentre camminavamo, in una domenica mattina di tempo incerto ma temperatura clemente, mi ha spiegato che lei ogni giorno - con i suoi compagni - osserva il prato davanti alla scuola.

Il bello è che negli ultimi giorni questi piccoli osservatori ("in erba" si potrebbe dire..) hanno cominciato a notare dei piccoli gruppi di fiorellini che timidanente stanno cominciando a spuntare tra un ciuffo d'erba e l'altro.

Altri me ne ha fatti notare lei, proprio sul prato che costeggiava la strada ove stavamo camminando.

La primavera allora è avvisata: i piccoli osservatori la stanno aspettando. Quando arriva, saranno i primi a saperlo.. ;-)

giovedì 1 gennaio 2009

E' pieno di stelle...!

Il cielo stellato è fonte di perpetua meraviglia: lo era certamente millenni addietro, per gli uomini delle passate ere, lo è anche per gli uomini di oggi. O meglio, lo sarebbe, se a tanta parte del mondo civilizzato non fosse precluso questo semplice atto di poter alzare la testa - la notte - e meravigliarsi per la panoplìa di puntini brillanti di cui è costellata la volta del cielo.

Mi viene da pensarci mentre cammino sulla stradina che porta alla casa di montagna. Anche oggi infatti il cielo è uno spettacolo, nonostante la giornata di tempo prevalentemente piovoso ci abbia lasciato diverse nubi ad oscurare in parte la luce degli astri celesti; non importa, ugualmente sono belle a guardarsi: quelle che si vedono offrono parimenti uno spettacolo di indubbia suggestione.

Così, alzare la testa alla volta celeste ora mi sembra un gesto antichissimo, un po' come potrebbe esserlo scaldarsi seduti davanti ad un fuoco: quando lo faccio mi sembra come di attraversare il tempo, e mettermi in contatto con generazioni e generazioni di individui che mi hanno preceduto su questo piccolo pianeta; di ripetere un gesto antico come un rito.

Perdere il cielo stellato è una grave perdita culturale, poichè equivale a perdere la consapevolezza di essere immersi in un Universo vastissimo, di una grandezza che già da sola è fonte di continua meraviglia.

Speriamo che questo anno 2009 appena cominciato, decretato Anno Internazionale dell'Astronomia, possa portare un briciolo di consapevolezza in più perchè anche chi non può spesso ammirare il meraviglioso spettacolo della volta celeste trapuntata di stelle (che è poi la condizione prvalente per molti di noi), possa aver comunque modo di continuare a stupirsi dell'Universo in cui è immerso, e delle sue meraviglie. Che possa venire comunque a contatto con il fatto che c'è uno sconfinato terreno di ricerca sopra e intorno a noi, che stupiscce tanto il poeta per quel che dice alla sua anima e alla sua sensibilità, quanto lo scienziato che indaga i reconditi meccanismi dei lontani corpi celesti che questo ospita.

Manter vivo lo stupore insomma: in questo ambito, direi che noi astronomi e astrofisici abbiamo una bella responsabilità: c'è il cielo sopra di noi, non dimentichiamocelo. Ed è un cielo affollato, pieno di puntini brillanti... E' pieno di stelle! come recita la suggestiva chiusa del celeberrimo film 2001 Odissea nello Spazio.