sabato 13 dicembre 2008

E' che servono le chiavi a mia moglie

Scendo negli spogliatoi della palestra dopo forse una mezz'oretta scarsa da che sono entrato. Mi vede un signore che incontro spesso in palestra e col il quale spesso ci scambiamo dei saluti, e mi chiede se ho già finito per la giornata. "No no devo prendere una cosa..."

Intanto penso la versione lunga della medesima risposta, che è tipo "A mia moglie servono per qualche motivo le chiavi di casa ora, così che ho interrotto gli esercizi e sono sceso a riprendere dal mobiletto dello spogliatoio, dove ho chiuso la mia roba mentre faccio allenamento..."

Subito dopo mi figuro anche una sua probabile risposta di circostanza, magari del tipo che chiamerei da piccola seccatura, tipo Ehh che ci vuoi fare, nemmeno in palestra si può stare tranquilli, le mogli... forse con un sorriso a stemperare e sdrammatizzare ulteriormente questa lievissimo contrattempo...

Poi sono andato a pensare perchè mai la parola "moglie" potesse essere anche per scherzo associata a "seccatura". Mi ha fatto pensare alla quotidianità di una lunga consuetudine di vita, alla differenza tra la parola "sposa" che è una parola che brilluccica tutta di gioia ed eccitazione e gusto pieno di prossimità e vicinanza, e la parola - appunto - "moglie" che lascia invece trasparire un senso di abitudine, di compromesso, quasi di stanchezza: "ahh che vuoi, sai mia moglie...", cose di questo tipo qui.

Però non mi sono rassegnato a scivolare nell'uso di questa parola in questo modo. Secondo me quando sta per capitare è il segnale che c'è da lavorarci, da lavorare per soffiare via la polvere: lavoro lento, paziente, senza attesa di risultati repentini, ma fiducioso...

D'altra parte, la luccicanza della parola sposa, in ultima analisi, è pur contenuta nel nucleo della parola moglie, ma come protetta, custodita, da uno strato intermedio semiopaco, senza il quale forse non potrebbe preservarsi nel tempo... strato che contempla anche l'abitudine di un rapporto lungo, che contempla anche le tensioni, le differenze, e la perseveranza paziente nel lavorare per superarle... come se non potesse essere esposta al mondo così direttamente, ma dovesse come scivolare entro uno strato protettivo.

...Non è che semplicemente stà a me lavorare perchè questo strato non diventi una gabbia, magari?