martedì 11 novembre 2008

Io lo so che non sono solo...

Un accordo, diresti scarno, di chitarra, ben scandito. Poi parte la voce, prima esitante, cauta, poi decisa. Lorenzo Cherubini canta "Io lo che non sono solo / anche quando sono solo." Un verso geniale. Semplicemente.

La bimba, dietro, si mette ad ascoltare. Il papà è davanti che guida.

D'un tratto dice: "Papà, ma lo sai che io so cosa vuol dire? Vuol dire che quando sei solo non devi mai essere triste, perchè ci sono tante persone che ti vogliono bene, anche se in quel momento non sono lì vicino. Infatti non sei mai solo davvero, per questo..."

Il padre ascolta, stupito dell'analisi della figlia di sei anni. Per lui ci ha preso in pieno.

La bimba Agnese continua: "... e poi c'e' pure l'angioletto. Quello non ti lascia mai, solo che non lo vedi. Anzi qui in macchina ora ce ne sono due, il mio e il tuo..."

Il papà riflette. L'auto si incanala sulla tangenziale. Sopra c'e' una bimba che ragiona e un papà contento di esserne il papà...

lunedì 3 novembre 2008

Quinto giorno a Leiden


Leiden
Inserito originariamente da Eisbeertje
Arrivo un pò in ritardo.. ad appuntare qualche nota del giorno di venerdì scorso, ultimo della mia breve permanenza a Leiden.

La mattina colazione in albergo, come al solito, a noi però si è unita la ragazza olandese (che parlotta italiano) che avevamo conosciuto il giorno prima. Dopo colazione a prendere i bagagli chè si deve lasciare l'albergo.

Dopo aver pagato, io e Luigi ci dirigiamo alla fermata. Hester non c'e', probabilmente ha già presto l'autobus. Dopo un pò che parlottiamo, noto un biglietto incastrato in un angolo appoggiato al vetro del gabbiottino della fermata; con sorpresa ne scopriamo la natura, un breve messaggio di saluto indirizzato a noi dalla ragazza bionda. Penso, forse non abbiamo fatto una pessima figura come italiani, in questa occasione. Una conversazione gentile e null'altro, può far nascere un'amicizia, una cordialità? Siamo noi italiani troppo chiusi e "cinici", talvolta, mi dico.

La mattina all'istituto ancora lavoro, che si protrae nel pomeriggio. Questo è bene perchè riusciamo a chiudere una procedura ancora "pendente" in maniera soddisfacente, il chè dà un bel senso di compiutezza - pur nelle mille cose ancora da fare - al nostro soggiorno di lavoro.

Poi si va in aereoporto. Si fanno un pò di spese, si mangia qualcosa e si va. La KLM ci tratta bene e ci mangiamo un curioso cibo (olandese?) freddo con frutta verdura e altre cose, e poi anche pastigliette di cioccolato a mò di dessert.

Penso ancora che se ho imparato qualcosa, è che uno deve far bene il proprio lavoro, e preoccuparsi meno del resto. E' quello che uno può fare, è la ragione per cui ci hanno pagato il viaggio, l'albergo e tutto il resto. Semplice ma a volte non così evidente, per me: bene che me ne ricordi!

Arriviamo un pò tardi per via di un ritardo nella partenza dell'aereo; stanchi ma tutto sommato contenti. E' stato un viaggio utile; ora siamo a casa.